L’esercito delle guerriere di pasta frolla

Espressione accigliata, sguardo severo, ogni piccolissima ruga opportunamente tirata…

Posizione eretta come se avessero un bastone al posto della schiena, braccia muscolose ciondoloni lungo i fianchi e falcata decisa sui trampoli più improbabili. Asfissiate dentro a bustini troppo stretti ecco che avanzano sulla passerella con ordine e precisione; se non fosse per la mise che indossano e per il contesto che le circonda potrebbero sembrare soldatesse pronte all’attacco.

Può darsi che la mia visione riguardo alle sfilate d’alta moda sia un po’ viziata dal mio modo di interpretare la cucina e di approcciarmi al cibo che vedo come qualcosa che possa allietare alcuni momenti della giornata, unire diverse persone allo stesso tavolo e dichiarare un’appartenenza culturale e regionale, ma su quelle passerelle di alto vedo solo i colli e le gambe di queste povere ragazze.

Hanno facce scavate e bacini ossuti, seni smunti e sederi cadenti (al contrario di quel che si possa pensare dei loro glutei, sono spesso flaccidi e pieni di smagliature a causa delle diete perenni e della mancata attività fisica); hanno occhi vitrei e labbra serrate in smorfie leggermente sofferenti che quasi ti vien voglia di sapere cosa succede dietro le quinte, perché queste modelle sono così tristi?

Forse perché il mercato della moda impone indossatrici troppo scheletriche, con dei paradigmi che mai sono stati tanto lontani dalla realtà! Dove le trovi nella vita di tutti i giorni donne così fragili che sembrano fatte di pasta frolla, così deboli da non poter emettere un fiato?

Da abolire anche le sfilate per le taglie forti, se servono solo da contraltare a quelle per le anoressiche. Perché sembra tanto difficile capire che quasi sempre (per non dire sempre) in medio stat virtus? Perché costringere delle povere giovani al lavaggio del cervello fino al punto di pensare di ingerire la stoffa dei tessuti per non sentire i morsi della fame, ma senza ingrassare?

La sola immagine dà i brividi.

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Attori o figuranti sul palcoscenico di una vita

Diciamocelo chiaramente, alcuni di noi fanno tanto per restare dietro le quinte e seguire quanti vanno in scena a viso più o meno aperto.

Autisti e portaborse di parlamentari e uomini in carriera, cuochi e camerieri di ristoranti d’élite, insegnanti di ineducati ragazzi di buona famiglia, sarte e truccatrici del mondo dello spettacolo, mogli che vorrebbero essere le grandi donne celate dietro a grandi uomini, ghost writer di romanzi di successo,autori di testi di canzoni che spopolano durante i concerti, infermieri che porgono un bisturi come un soccorso prezioso alle spalle dei medici, sono tutti uomini e donne che hanno deciso di servire piuttosto che essere serviti e al di là di dottrine religiose varie.

Bene, ci sono casi in cui chi sta all’ombra di qualcun altro dovrebbe restarci perché è più prezioso e più adatto lì che altrove, ma cosa succede nei restanti casi in cui chi è stato semi-nascosto farebbe meglio ad uscire alla luce dei riflettori o, più modestamente, alla luce del sole?

In questo caso particolare mi rivolgo soprattutto alla mia nuova scelta, giunta forse comunque tardi, di creare un blog e scriverci quando ne avrò voglia, ma potrebbe essere qualsiasi attività che ancora stentate ad iniziare o progetto che non avete ancora partorito.

Sono finiti i tempi in cui ci si poteva permettere di scrivere per se stessi e per lo sfogo intimo su un pezzo di carta da custodire segretamente. Nell’epoca del suono dove la voce più forte è quella di chi strilla di più, meglio ritagliarsi un piccolissimo spazio, libero e gratuito, in cui i vecchi soliloqui possano giovare a qualcuno, magari a chi questa volta invece li legge!

Basta nascondersi dietro insicurezze, dubbi e timidezze!  E’  il momento di iniziare a partecipare direttamente a questa vita, senza tesserne le trame pretendendo di muovere i fili altrui. E’ giunta l’ora di entrare su questo palcoscenico, male che vada, c’è tempo per rintanarsi nella propria solitudine. Adesso, prima che sia troppo tardi, bisogna vivere e costruire.