Anche la parola è un gesto.

Con la rabbia ci si nasce o ci si diventa” recita il testo di una bella e famosa canzone, sia nella versione di Ligabue (quella originale) che di Fiorella Mannoia.

Provo a chiedermi questo: noi italiani ci siamo nati o ci stiamo diventando, rabbiosi?

Alla Sapienza, studenti in protesta contro i tagli alla scuola, all’università e alla ricerca ricorrono alle bombe carta per farsi sentire dalle cariche statali riunite per parlare di Green Economy. Come c’era da aspettarsi, il risultato è stato l’intervento della polizia per sedare il manipolo di battaglieri e permettere l’uscita di Napolitano e Letta. E’ successo il 12 dicembre scorso e, vi assicuro (io c’ero ed ho assistito al corteo) proprio mentre percorrevo il tragitto obbligato che avevano tracciato per consentire il passaggio delle auto blu, provavo ad osservare la situazione con occhi oggettivi. Più che la Città Universitaria, sembrava l’assalto alle mura della rocca espugnata. C’erano i capi e c’era la polizia a difenderli, c’erano i manifestanti, legittimamente autorizzati, e c’erano le transenne… Allora che c’entravano le bombe carta? Se ci fosse stato un reale interesse, invece, avrebbero potuto magari scegliere un gruppetto di ambasciatori che facessero da portavoce presso i grandi capi, se questi avessero voluto davvero ascoltare. Tuttavia nulla, io per prima, ho dovuto cedere ai richiami di chi esortava ad allontanarmi prima che quei botti ci perforassero i timpani.

Per domani, invece, ci si aspetta qualcosa dai Forconi che si sono dati appuntamento a Roma, a Piazza del Popolo. Dopo le violenze di Casapound e Forza Nuova che nei giorni passati si erano aggregati, il “leader” Calvani ha detto che non c’è matrice politica di alcuna bandiera dietro alle manifestazioni. Speriamo sia vero o temo che saranno più che bombe carta questa volta…

Piuttosto, vorrei ricordare che coi botte le botte alla lunga si ottiene poco o nulla. Vorrei ricordare che anche la parola è un gesto perché ci vuole azione per scriverla o pronunciarla. E, se la si pronuncia tenendo sotto controllo i decibel (purtroppo questo non sempre è facile, ma bisogna sforzarsi di provarci), non perfora neppure i timpani!

D’altronde, le parole sono importanti, ce lo ricorda anche Eugenio Scalfarihttp://www.repubblica.it/politica/2013/12/15/news/un_paese_che_perde_il_senso_delle_parole-73622928/?ref=HRER2-1, per il quale non si può che nutrire profonda stima e rispetto. Certo, da uno come lui, proprio perché le parole sono importanti, non mi sarei aspettata tanta indelicatezza contro Barbara Spinelli in calce al suo articolo… Ma anche i migliori possono sbagliare!

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