Io che non sono una “hipster”, ma odio la tecnologia a tutti i costi. Vi spiego perché…

Cosa c’è sotto il vostro albero di natale oggi?

A dire la verità, il mio è praticamente vuoto, la crisi non è di certo passata ed è palpabile il senso di lieve angoscia per l’anno che verrà, con tutte le stangate su tares e compagnia bella. Tuttavia non vuole essere un pensiero pessimista questo, non qui e non il giorno di Natale (si sa, talvolta so eccedere nel buonismo).

natale spiaccicato

Questo post scaturisce piuttosto da una esclamazione di mio padre col quale ieri mi trovavo in libreria a scegliere un paio di regali. Ammetto di aver perso (ma più che “perso” preferirei dire “occupato”) un bel po’ di tempo a scivolare, tipo scanner, lungo le pareti attrezzate del reparto narrativa, alla ricerca del libro giusto per i miei destinatari. Sono trasalita quando perfino mio padre, uomo di profonda sensibilità, cultore dei buoni libri e dell’ottima musica, mi ha detto: “perché non ci pensavi prima e li ordinavi su internet? Ti sarebbero arrivati direttamente all’indirizzo di casa, non avresti perso tempo e avresti anche risparmiato forse, ma avresti dovuto pensarci prima”.

Ora, premetto che mi ha fatto un po’ sorridere sentire un discorso del genere uscire dalle sue labbra, per la serie “l’allievo supera il maestro” e “questo mostro l’ho creato io” quando per la prima volta gli ho spiegato cosa fosse IBS. Allora mi sono indispettita, come faccio spesso, e ho inveito contro questa odiosa crisi che ci ha reso tutti più avari (non parsimoniosi).  Anche i più recalcitranti verso la logica del risparmio, quelli che non scialacquano del tutto, ma sanno essere prodighi quando serve, sono diventati compratori malinconici. Ormai per ogni prodotto che acquisti ci sono, purtroppo e anche giustamente, da considerare: operazioni aritmetiche, rapporti qualità-prezzo e domande tipo “mi serve davvero o posso aspettare gli sconti?”…  Ma in questo caso, per una volta almeno, a Natale per giunta, mi sono voluta concedere una deroga al consueto stile di vita da brava economa, non per mio vantaggio poi, ma per quello dei miei cari!

Mi sono infervorata anche per un altro motivo, per nulla secondario: la tecnologia a tutti i costi.

tecnologia(1)

Forse qualcuno potrà pensare che io viva fuori dal mondo reale: mi faccio domande, sogno ad occhi aperti, sopravvivo ancora con un normalissimo pc portatile, so fare alcuni calcoli a mente, faccio foto con una normalissima Sony, ascolto la musica con un mp3 da 1giga, parlo e mando messaggi da un cellulare a conchiglia che per miracolo è a colori, controllo ancora il percorso su google maps o su atac.it prima di partire da casa e mi diverte andare a naso quando devo orientarmi per strade nuove o chiedere alla gente, incrociata per caso, “dov’è che mi sono persa?”.

Non accetto le etichette, ma se ce ne fosse una forse sarebbe simile a “hipster”? Può essere…

Sarei voluta nascere negli anni ’60 e vivere pienamente i ’70-’80, invece negli anni ’80 ci sono nata e sono cresciuta nella terra di nessuno degli anni ’90, esattamente nel mezzo tra nostalgia e futurismo.  Effettivamente mi emoziono per un registratore VHS e sarei capace di farmi uscire le lacrime alla vista di una vecchia cassetta col nastro distrutto per tutte le volte in cui ci ho registrato sopra, amo il vintage e adoro passeggiare per il rione Monti.

Proprio perché sto a metà, da un lato posso (nel senso di “avere il potere”) usare alcuni programmi informatici senza troppe difficoltà, dall’altro però non vado in crisi se sono una dei rarissimi esemplari di femmina giovane a non possedere un cellulare touch multifunzionale. Sono certa che lo avrò prima o poi, ma se non è strettamente necessario per motivi di lavoro (come invece capita ad alcuni) non vedo perché dovrei investire più di 100 euro per un oggetto per me di secondaria importanza.

Lo stesso vale per IBS. L’ho usato in passato e continuo a farlo quando e se ho bisogno di richiedere un prodotto (sia esso un libro, un dvd o un cd) in tempi brevi e a distanze che in quel momento non posso percorrere personalmente. Utilissimo, economico e veloce in questi casi. Ma ricorrere sempre e solo all’acquisto online, mi toglierebbe il piacere di scegliere non “aprendo il link in un’altra scheda”, ma sfogliando pagine vere… Se ci pensate, sempre di pagine si tratta, ma totalmente diverse tra loro, come diverse sono le sensazioni che sprigionano!

Mi terrorizza la predisposizione di certuni ad accogliere senza la minima reazione tutte le nuove scoperte tecnologiche, rincorrendo le uscite degli ultimi modelli, anche a costo di privarsi dei bisogni primari per l’uomo, per poi non parlare di quelli secondari perché, certo, “c’è la crisi e al teatro e al cinema chi ci va più?”.  Leggere sempre e solo su ipad e tablet,non solo rischia di far scomparire prima o poi il libro cartaceo, ma ci fa lentamente dimenticare l’odore che ti investe all’ingresso di una libreria. Vogliamo poi parlare del piacere scopico procurato da pile di libri accatastati in una microbottega dell’usato un po’ barocca? In cui il libraio deve come minimo essere affetto da sindrome dell’horror vacui o, più semplicemente, avere adottato un eccellente criterio di collocazione che solo lui conosce. Quello è un piacere che va provato almeno una volta nella vita, non basta che te lo descrivano! Ecco, mi chiedo, i figli di quest’epoca “touchizzata” (passatemi il neologismo) o i miei figli, se ne avrò un giorno, proveranno mai questo piacere?

Lo stesso valga per opere al teatro, mostre ai musei, film al cinema o musica ai concerti.

Scagli la prima pietra chi non ha mai scaricato canzoni da youtube o film usciti da poco al cinema, lo si è fatto un po’ tutti… Non che per questo sia lecito, ma credo che l’importante sia continuare comunque ad investire sull’arte in tutti i modi (ad esempio in casa mia gli scaffali traboccano di libri, cd di musica e dvd) e non fermarsi alla visione solo sul pc o alla pay tv on demand, né all’ascolto con cuffie in solitudine!!!   Spendiamoli i pochi soldi che restano e non per attrezzi cadùchi. Se proprio dobbiamo scegliere, scegliamo i concerti e i balletti dal vivo, il teatro, le mostre ai musei e il cinema!

Potrebbe bastare anche il multisala di un centro commerciale, capisco che non è per tutti il romanticismo di un film d’autore in seconda serata in un vecchio cinema, dalle poltrone un po’ scomode, che conta sì e no una decina di spettatori. Vita dura per il cinema o il teatro di nicchia! Non dà da mangiare, è vero, ma la recitazione, soprattutto quella teatrale, è viva, e altrettanto viva perciò deve essere la fruizione da parte del pubblico. Non si può essere spettatori passivi e subire i capricci di un monitor, neppure se è al plasma ultima generazione.

Sono fuori dal mondo? Forse. Ma se questo mondo mi obbliga a seguire la tecnologia a tutti i costi, allora mi devo chiedere quanto sono disposta a spendere, non in termini di denaro, ma soprattutto di emozioni.

Se troppa tecnologia uccide i desideri, i sogni, le belle sensazioni, beh…allora io non sono disposta a perdere così tanto, preferisco piuttosto ritrovarmi un po’ più indigente. Perché la maggior parte (per fortuna non tutti) delle persone preferisce, invece, privarsi dei risparmi per acquisti tecnologici o studiare tutti gli stratagemmi per rateizzare i pagamenti pur di essere al passo coi tempi? Perché non ci si fa gli stessi calcoli per abbonamenti al teatro, carnet e sconti per qualsiasi categoria? Non si prendano scuse, ormai con 10 euro si possono fare e vedere tante cose, basta organizzarsi e informarsi!

Eppure sono sicura che sotto al vostro albero pochissimi sono stati i libri, gli abbonamenti al teatro o i buoni sconto per i biglietti. Di questo passo potremo chiudere i corsi di studi umanistici, sprangare tutti i portoni delle facoltà di lettere e filosofia, a che serve imparare e insegnare a pensare, se ci stanno trasformando in automi da 0 e 1? Male che vada, ci riformatteranno, d’altronde perfino Cartesio parlava di tabula rasa…

Giorni fa, invece, un amico ha tirato fuori un bell’aggettivo: “decadente” e mi è piaciuto tanto.

Jove_decadent

Il Decadentismo, per quanto possano valere le definizioni convenzionali, aveva capito che il positivismo e il progresso ad oltranza avrebbero portato ad una implosione prima o poi. E’ quello che credo stia ricapitando adesso, nella nostra epoca, il progresso a tutti i costi presenterà il suo conto, prima o poi. Perciò, sì, non mi sento del tutto parte di questa generazione: so battere al computer, ma scrivo tanto anche a penna, uso molto internet, ma so godere ancora di tutto quello che si faceva prima senza wi-fi.

Altrimenti, perché mai avrei scelto di studiare lettere classiche, di certo non perché io reputi il latino e il greco lingue morte, anzi, non c’è niente di più prezioso delle lingue antiche per capire l’italiano. Certo, vanno sicuramente insegnate in modo da svecchiarle e renderne interessante la grammatica, devono avvalersi anche di supporti informatici (lo si sta già facendo in realtà) e hanno bisogno di essere rilanciate presso i giovani che scelgono ormai sempre meno gli istituti classici, ma vi assicuro che a scuola io le versioni le ho sempre fatte da sola e non esistevano “latinovivo” o “studenti.it” da consultare via iphone durante i compiti in classe!

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Decadentismo, dicevamo, secondo me ce ne vuole un po’ da parte nostra, almeno per contrastare quella della tecnologia a tutti i costi o troveremo vuoti anche i cuori, oltre alle tasche.

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