La musica può salvare il mondo?

Ripropongo un vecchio articolo.

Ieri su rai 5 è andato in onda il film “Le vite degli altri”.

Anni fa avevo tentanto di farne una recensione rimasta non so in quale cassetto, mentre qualche mese fa il ricordo di quel film aveva generato invece questo pensiero: quanto può l’arte (la musica in particolare, nella scena in questione) essere pericolosa in un regime totalitario? Ma più in generale, può la musica, o qualsiasi altra forma di arte, togliere i paraocchi, scalfire pregiudizi e cuori duri? Oggi (in cui siamo TUTTI, DEMOCRATICAMENTE, sotto controllo) quanto impaurisce la capacità della cultura di fornire autonomia di giudizio?!

La musica può salvare il mondo?.

Per favore, chiunque voi siate, abbiate BUONA MEMORIA!

Il 27 gennaio si celebrerà come sempre la giornata della memoria, una ricorrenza internazionale per ricordare le vittime del nazismo.

Credo che non sia facile trovare le parole giuste per affrontare pezzi, anzi brandelli, di storia simili, e penso di non esserne all’altezza perciò non lo farò.

Ma c’è una questione che mi ha indignata, e su questa non posso tacere; benedetta sia la tecnologia che almeno ti dà la possibilità, molto democratica, di esprimere il proprio pensiero rispettosamente.

Purtroppo di fronte a certe immagini il disgusto è tale che non puoi imbavagliare i pensieri!

Abito in un quartiere di Roma in cui, ahimè, la presenza di frange simpatizzanti per l’antica ideologia nazifascista è discretamente (per non dire molto) evidente. Già questo lo trovo ingiusto e anacronistico.

Basta passeggiare per certe strade, di frequente percorrenza, o svicolare dietro qualche angolo, per vedere comparire slogan e manifesti di Casapound e Forza Nuova. Di solito usano dei colori che trovo orrendi e cupi, e quella specie di tartaruga stampata che mi sta portando ad odiare perfino l’animale in sé a causa del collegamento mentale che mi riporta subito a loro!

Devo sopportare di vedere che hanno un proprio genere di musica, col dj di fiducia che ha pure un nome particolare e tutt’altro che casuale (adesso purtroppo il nome mi sfugge) e organizzano anche presentazioni di libri (ovviamente a tema).

Purtroppo, abitando in questo quartiere, devi accettare che la loro presenza ti venga ricordata all’uscita del supermarket, alla discesa dell’autobus, persino mentre getti la spazzatura nel cassonetto…  Lo trovo disgustoso, ma va bene, “pazienza” mi dico! Questo quartiere mi piace per altri motivi…

Perciò sopporto a denti strettissimi le manifestazioni delle organizzazioni di cui sopra, che almeno si professano associazioni di promozione sociale (d’altronde si è liberi di scegliere da che parte stare e in cosa credere).

Non voglio insinuare nulla, né incolpare qualcuno o trovare un capro espiatorio,  ma non si può accettare che compaiano scritte antisemite, svastiche ed espressioni da apologia del nazifascismo. Vorrei ricordare, tra l’altro, che si tratta di reato e a pochi giorni dalla giornata della memoria, è uno schiaffo veramente troppo forte al genere umano!

Vogliamo credere che il mondo possa cambiare e migliorarsi, non diteci per favore che una certa parte dell’umanità ha ancora oscure tendenze all’autodistruzione!

 

Il presidente del municipio in questione ha proposto una risposta corale: ripulire le scritte. Chi viene domani?! 

Rubrica: “Pensieri storti”

[…]

Rispetto a mia madre c’è di più, e c’è ben più di un intero capitolo!

C’è la paura recondita, quella profonda, radicata nelle budella, quel terrore che ti contorce lo stomaco e ti paralizza i muscoli che tu possa essere come lei. Terrore, ansia… mi aspetta una vita apparentemente senza grossi problemi, con qualche dissesto economico imprevisto che cambierà per sempre il bioritmo delle mie notti insonni? Una vita passata tra una culla neonatale e uno straccio per pavimenti, tra un asse da stiro e il casco della parrucchiera di fiducia, col marito coiffeur che sbuffa e fuma fuori in attesa di riportarti a casa… Una vita cadenzata dal pagamento del mutuo e i rintocchi delle campane dell’angelus?  Tra uno sfogo urlato ai figli per una certa insoddisfazione che non ti spieghi e le litanie dei santi sussurrate davanti ad un altarino di pizzi e trine?

E dove finivano le piccole ebbrezze, quei brevi istanti di follia che davano un po’ di pepe alla solita minestra?

No, mi sento salire un pizzicore alla gola, mi sento soffocare, mi manca l’aria, non respiro, e non è questo quello che sogno!

Magari un giorno me ne pentirò, ma sono anni (tanti anni) che penso queste cose e ancora il momento del pentimento, del ravvedimento di cui parla mia madre non è arrivato, non si arrende al fatto che non arriverà?!

Per un piccolo frangente solamente sono stata ad un passo dal somigliarle e mi sono fatta paura da sola… Durante gli anni della storia d’amore più significativa che io abbia mai avuto finora, di quell’amore incosciente, e un po’ bambinesco, che ti fa male, ti distrugge, annienta ogni tua forza e ti riduce a vegetale che vive solo di passione, gelosia e possesso, di sogni e castelli di sabbia. Ecco, negli ultimi due anni di questo rapporto, in quell’ultimo sprazzo di amore, io mi stavo trasformando nella donna di mio padre! Paralisi! Sono impazzita, non mi piacevo più, mi odiavo, non avevo più un’identità o quella che stavo assumendo mi disgustava (e secondo me, disgustava anche lui e chi mi stava intorno, ma che importa in fondo, la cosa che più conta è piacere a se stessi!).

Per fortuna, me ne ero accorta e, in men che non si dicesse, con un colpo di testa degno di un film avevo deciso di mandare tutto all’aria, sogni di felicità, di figli, case e castelli di rabbia, lavoro dei sogni e istinti di maternità imminente. Tutto all’aria, perfino i miei studi per un certo istante.

Dopo anni di sopore avevo riscoperto la vecchia me, quella vera, che si entusiasma, che ama l’arte, la musica, la danza, che sapeva ancora perdere la testa. La vera me che ha nostalgia di epoche mai sperimentate ma solo sognate e immaginate con i film e i romanzi, quella stessa me che si emoziona e si innamora ogni giorno, per un ragazzo affascinante nel suo cappello ricaduto sul collo, per il battere e levare di una canzone, per il passo di un libro, per il lirismo di un concerto!

La vecchia me è quella che riparte sempre, da una nuova idea, con nuove speranze, ma sogni vecchi.

La vecchia me è quella dalla quale riparte un’anima rinnovata, vivificata, in una Roma che sembrava aver dimenticato e relegato all’ultima pagina dell’agenda setting i fatti aberranti da cronaca nera. Una Roma che sembra voler rilanciare la cultura e ripartire da “La Grande bellezza” di Sorrentino, dalla sontuosità dei suoi palazzi del potere, dal mistero delle sue rovine e dall’esorcismo dei suoi luoghi di culto… Quella Roma che ti seduce nei locali dalle luci soffuse e dai suoni profondi, dove stare in un angolo a mitigare i pensieri con del buon vino rosso significa viaggiare nei posti più impensabili!

NO, non sarei stata la brutta copia di mia madre, non sarei diventata neppure la sua bella copia, ero decisa fermamente ad intraprendere la mia strada, becoming la vera me. […]

Ciascuno ha diritto ad un nome e COGNOME decenti.

Ciascuno ha diritto ad un nome e COGNOME decenti. http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/cognome_madre_figli_genitori_cdm_approva_ddl/notizie/439498.shtml

In seguito ad una petizione lanciata sul web, si vocifera di una legge che permetterebbe alle famiglie di scegliere di dare ai figli (compresi quelli adottati) anche il cognome della madre, accanto o in alternativa a quello del padre. Ma, attenzione, solo in caso di accordo tra i coniugi.

Donne, ci sarebbe eventualmente da rallegrarsi per una piccola battaglia vinta! Purtroppo per il momento si tratta solo di un disegno di legge dai contorni sfumati, perciò sospetto che sia solo una bella illusione destinata a deludere.

Sarebbe certo un bel passo avanti verso il riconoscimento della parità dei sessi. Forse troppo avanti per l’Italia! Non si capisce infatti per quale motivo e in base a quale principio se non quello di una società ancora troppo maschilista, la prole debba assumere automaticamente il cognome paterno.

Del resto nome e cognome sono la primissima forma con la quale ci si presenta al mondo, dunque perché non riconoscere ai cittadini la libertà di scegliere? Gli antichi romani usavano dire che “NOMEN (EST) OMEN”: “il nome è presagio”, già lì era contenuto il destino dell’individuo… Allora, secondo questo principio, perché non augurargli il meglio?

Al di là di escatologie varie, poi volete mettere la grande possibilità di non trasmettere e perpetuare nelle generazioni future un cognome opinabile per motivi più o meno seri, un cognome dal gusto discutibilmente ridicolo od oggettivamente brutto e cacofonico… O, peggio ancora, odioso perché ci ricorda il compagno che ha abbandonato il proprio figlio?!