Adolescenti, crescono?

Credo di provare di solito a mettermi nei panni degli altri per capire come ci si può stare, ma forse non sempre ci riesco nel giusto modo.

A volte sarei curiosa di invitare qualcuno a sperimentare cosa significhi essere cresciuti in una famiglia bigotta, moralista e soffocante all’ennesima potenza come la mia, solo per vedere quali scelte edificanti avrebbe fatto al posto mio. Con tutti i pregiudizi e le tare che ancora oggi possono accompagnarmi (certamente sono tante e me ne vorrei liberare) provo con tutta me stessa a sfrondare i rami di un albero che, con un po’ di lungimiranza e fatica da pioniera, ho sradicato da un terreno insalubre per trapiantarlo prima o poi in un bel giardino! Posso assicurare che demolire certi “idola” non è stato semplice, per altri ci sto provando con tutte le mie forze. Fa male ogni volta, ma sono sicura che alla fine farà solo bene…  Non solo a me, ma a chi credeva nell’infallibilità del metodo che mi aveva imposto, magari forse crescerà insieme a me finalmente!

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Al di là di tutto è l’aldilà

Il viaggio di questa vita va fatto con un po’ di ragionata incoscienza…

Sono passati due anni oggi e voglio ricordarti perché forse la crepa è proprio lì. E’ da lì che è partita la vera riflessione su cosa facciamo su questa terra, chi e cosa vogliamo essere…per avere la determinazione di diventarlo davvero, senza rimpianti (bastano già quelli dei genitori che portiamo tatuati sulla pelle).

Ogni tanto ripenso a te, a quanto eri minùta e dolce, alla forza e al coraggio con i quali hai sopportato la malattia senza mai un lamento e sempre riconoscente a papà che ti curava!
Oggi però voglio ricordare solo i pranzi domenicali durante i quali snocciolavi i tuoi racconti. Le tue parole, censurate da un sorriso buffo, sui baci rubati (dal nonno) agli angoli delle strade del centro in bianco e nero, le vecchie case in cui hai traslocato un paio di volte dal sud al nord e poi di nuovo al sud dell’Italia, con la forza di una donna all’inizio sola con un piccolo bambino cresciuto da subito come un ometto… Dai tuoi racconti ho immaginato papà in fasce portato in giro per Genova, e te, col cuore grande e forte di Penelope, che aspettavi per mesi e mesi il tuo marinaio salpato per la Cina o le Indie.

Forse a volte alcune eredità saltano una generazione e dai nonni passano ai nipoti, chissà… Ho pochi ricordi adulti di te e probabilmente ne avrei voluti di più, ma sorrido quando ripenso che davanti ai baci scomposti con il mio fidanzato per non farci scoprire, tu, dolcissima, dicevi “no, non preoccupatevi, se è solo un bacetto non vergognatevi”…
Ciao nonna!

Festina lente… Via col tempo.

Mi capitò di incontrarlo davvero per caso.

Stavo lisciavo la massa umida, quando mi sembrò di veder baluginare qualcosa…

Era stato forse uno scintillio casuale?

Un guizzo di luce passato per la coda dell’occhio?

O stavo avendo l’esatto presentimento?

Sgranai gli occhi e li zoommai sul filo incriminato…

Ebbene, avevo visto giusto!

Stava iniziando a fare buio, proprio notte fonda, così cominciò a risuonare nelle stanze della mia mente la voce del coniglio bianco di Alice…

Me lo vedevo quasi riflesso allo specchio, che mi lasciava penzolare sotto al naso il suo orologio da tasca quasi fosse il ciondolino da ipnosi e mi gridava “è tardi, è tardi!!!”

Il mio impulso immediato fu quello della mano pronta a recidere il filo (o a breve mi ritroverò come il BIANCOniglio, pensai), ma poi un altro impulso, uguale e contrario al primo, mi fece desistere.

Perché mai tagliarlo? Era uno, solo e innocuo, che male poteva fare se a stento si distingueva…

A reciderlo, avrei potuto fare la parte di Atropo che con le sue cesoie disponeva della vita o della morte di un essere umano.

E se poi, tagliando quel primo, ne fossero cresciuti altri?

Mi dissi “meglio non sfidare l’attendibilità di vox populi e fole di millenaria memoria, lascerò che il tempo scelga il suo ritmo. Chissà che non sia una piccola allucinazione da stress o un inganno della luce di questo posto”.

E poi la vita va mescidata e shakerata ad un certo punto! Così, scacciai il Bianconiglio dallo specchio e ricordai a me stessa che, al bisogno, avrei sempre potuto ritinteggiare!

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Trapani, 26 luglio 2009, ore 15.30

Destabilizzante quanto la lontananza, più o meno prolungata, possa far realizzare il valore

che in realtà attribuiamo a fatti,

persone

e luoghi.

Proprio quando ho abbandonato la mia terra sicula,

mi sono accorta che mi aveva stregata…

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Foto di Francesco Bellina

Questa notte il vento è cambiato.

Gli alberi hanno cambiato colore,

i litorali fisionomia.

Ai gabbiani è rimasto il monopolio del cielo,

unici tra i volatili,

imperterriti a librarsi nell’aria tempestosa,

a rasentare il pelo dell’acqua

sfidando ogni equilibrio…

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Foto di Francesco Bellina

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Persino le persone acquistano contorni diversi,

si accordano ai suoni del vento,

alle correnti del mare,

ma non sanno di farlo.

La mia città è un impasto di calce e salsedine.

I suoi abitanti, ovunque vadano nel mondo,

portano uno strato salmastro appiccicato addosso che,

se lo lecchi,

la lingua brucia,

come se bevessi inavvertitamente

acqua di mare.

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Foto di Francesco Bellina

Ringrazio Francesco Bellina per la gentile concessione delle sue foto.