Quel tragitto dalla strada verso casa.

Viso pulito e sguardo buono. Matteo Terzi, in arte “Soltanto”,  ha dato spettacolo ieri a Roma, per la prima volta al coperto (e non sotto un tetto qualsiasi), nel Teatro Studio dell’Auditorium progettato da Renzo Piano… Dopo la laurea in Scienze Politiche nel 2010 ha lasciato Milano per un viaggio europeo in solitaria, si spostava facendo l’autostop e campava delle offerte racimolate suonando per le strade… Curiosa come sono, non potevo non fargli due domande.

Mi hanno regalato il biglietto per venire qui stasera ad ascoltarti, così ti ho scoperto, un paio di giorni fa, chiedendomi chi fosse questo artista di strada. Mi sono detta “caspita! Quanto coraggio ci vuole per mollare tutto e andare alla ricerca del proprio sogno?” (Confesso di provare un po’ di sana invidia!)

Quando la vita che conduci non ti soddisfa, secondo me è giusto cercare di ripartire da zero. Non sono andato via da un giorno all’altro, ho pianificato tutto nel giro di un anno più o meno, mettendo da parte un po’ di soldi. Dopo aver studiato e lavorato, provando i lavori più disparati, ho capito che volevo altro.  Il mio sogno è sempre stato ed è quello di stare bene, di trascorrere giorni sereni vivendo solo della mia musica.

Adesso “casa” l’hai trovata. (“Le chiavi di casa mia” è il pezzo con cui si apre questa storia) Metaforicamente e non?

Adesso sì, ho preso casa a Milano, sui navigli, con la mia ragazza (l’ho conosciuta suonando per strada). Faccio base là anche se poi, per la metà dell’anno quasi, sono sempre in viaggio. Ahahaha Non ci credi?

No, non è che non ci creda, ma penso ci voglia una dose di coraggio grandissima…

Sì, ma ci vuole una dose di coraggio grandissima pure ad accettare una vita che non ti piace! E’ una roba ancora più estrema quella di dire “ok, non mi piace, ma la accetto”. Non dico che devi vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, però  se pensi che hai una vita sola, ci sta che ti prendi un momento per cercare quale può essere davvero la tua strada.

Da dove è partito il tuo viaggio?

Beh, lo progettavo e lo organizzavo da un po’, proprio a livello logistico… Pensavo a dove avrei potuto dormire, fermarmi… Poi in realtà son cose che vengono da sé. La prima città è stata Lione, poi Montpellier, Perpignan, poi dai Pirenei sono entrato in Spagna, quindi ho fatto Barcellona, Tarragona, Valencia, poi Madrid e Tenerife.

Tutte le persone che hai incontrato… cosa ti hanno lasciato? Le rivedrai?

Alcune sì, altre sono nelle canzoni. Sai, facendo questi viaggi conosci tutti e non conosci nessuno… Poi comunque viaggi da solo per cui è un vagabondaggio che può avere un tempo limitato. Non puoi stare per tutta la vita senza sapere dove andrai o dove dormirai, però comunque è una situazione che stimola le persone a raccontarsi, ad aprirsi anche, quindi è più facile incontrarle ben disposte.

Com’è cambiato, se è cambiato, il tuo rapporto con la chitarra…

Non ho mai studiato musica in realtà quindi il mio rapporto con la chitarra è sempre molto genuino, però sì è stata lei la mia vera compagna di viaggio… In qualche modo, sì, mi ha salvato!

Senza fare discorsi troppo utopistici, nel proprio piccolo quindi la musica può salvare?

Beh sì, nel senso che io con la mia chitarra salvo te, e anche me stesso… E insieme, in qualche modo si può costruire qualcosa di bello.

Tu che hai viaggiato un bel po’, pensi che manchi qualcosa all’Italia rispetto agli altri paesi per cui tanti ragazzi non trovano la propria strada?

In realtà stando per strada ti rendi conto che quello che manca ha a che fare soprattutto con le emozioni, c’è bisogno di quelle. Ed è così un po’ dovunque, sia in Spagna che in Francia o in Italia, c’è bisogno di misurarsi con delle emozioni che è difficile tirare fuori nella vita quotidiana.

Ho sbirciato tra le tue foto, ne ho viste tantissime con capannelli di bambini…

Sì, i bambini hanno la capacità più pura e spontanea di confrontarsi con la musica, com’è del resto anche nella danza o nel canto.

Adesso che hai trovato casa, potresti iniziare a fare qualche progetto, ci hai pensato? Soltanto Matteo o Matteo con la band?

Non lo so, intanto sto pensando a fare bene questo tour con la band, poi si vedrà. Quando ho iniziato questo percorso non pensavo di diventare un cantante, altrimenti avrei cercato altro, tipo con le etichette musicali. Invece continuo a suonare per strada e il disco lo abbiamo prodotto con una grandissima colletta nel web (piccola nota: si tratta del crowdfounding). Come metto la custodia per strada, così l’ho messa nel web e l’hanno riempita! In questo modo siamo riusciti a pagare le spese per realizzare il disco. Ma è venuto tutto man mano, non sono così sicuro di cosa ci sarà dopo. In ogni caso, nonostante di tanto in tanto le serate nei club siano comunque fighe, fare musica spontaneamente per strada è quello che voglio continuare a fare…

Sembra quasi una storia da favola con belle speranze, mentre mi racconta io ogni tanto rido e lo guardo perplessa! Sembra tanta bella poesia che la nostra parte più cinica (conscia di certe logiche) potrebbe  distruggere in un attimo, ma per il momento la lasciamo da parte.  “Soltanto” è apparso ieri sorridente e felice, su un palco vero,  circondato da buoni amici e compagni di viaggio.

Niente piedi nudi, niente bambini intorno. La custodia della chitarra c’è, adagiata vicino alle casse, ma è chiusa. Niente oboli. Quando canta i suoi inediti, lo fa con voce melliflua, per intenderci, quella che accompagna gli amori delle adolescenti. Quando dà spazio alle cover invece si trasforma leggermente, sempre molto molto romantico, ma più struggente.

Il suo repertorio pesca in diversi generi in realtà, c’è un po’ di tutto: da Luigi Tenco e Cristiano De Andrè a Cesare Cremonini e gli Afterhours… Finché non finisce per sfoggiare una perfetta pronuncia inglese in emozionanti interpretazioni di “Let her go” di Passenger o “Hallelujah” di Jeff Buckley, “Society” di Eddie Vedder o “Fix you” dei Coldplay. Una varietà  che sta a testimoniare quanto sia mosso dalla musica semplice e spontanea, dalla voglia di comunicare a modo suo con persone dai gusti più diversi. Insomma si sente che viene dalla strada. Matteo alla fine, dopo il suo viaggio, è tornato in Italia, e ha trovato la sua via, ma vuole restare un musicista di strada. Tanto ormai le chiavi le ha e una casa pure, può tornarci quando vuole.

Gli auguriamo buon viaggio!

Questo è il suo sito, per chi volesse seguirlo: http://www.soltanto.net/music/

 

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