Siamo animali metafisici

Un tempo ebbi l’ardire di chiedere al mio allora compagno: “ma tu… PERCHé mi ami?”

Nessuna risposta scontata, tipo “perché sei intrigante/bella/sexy/sensuale/hai un bel carattere/ sai come prendermi/ sai farmi stare bene/accanto a te mi sento un re”… o qualsiasi altra risposta scontata!

Neppure “non c’è un perché, ti amo e basta”.

La risposta fu “perché vorrei che fossi TU la madre dei miei figli”.

Penso che in quel momento io abbia considerato quella come la più bella dichiarazione d’amore, senza eccezioni.

A parte i mille “io ti sposo” davanti agli scaffali del supermarket (cosa che, sinceramente, a un certo punto, aveva iniziato a darmi preoccupazione), credo che da e per quella risposta, io lo abbia amato un po’ di più. Quello che venne dopo, è un’altra storia.

Resta il fatto che in quel momento io pensai che fosse la dichiarazione d’amore più bella che potesse esistere. Lo credo tuttora. Ma (al contrario di allora) non penso che mettere al mondo un essere umano sia un gesto tanto intelligente…

Lo facciamo, né più né meno, come gli animali. Per istinto (quando amiamo qualcuno), per egoismo, per compagnia, per caso, per usanza e convenzione dopo un matrimonio, e per continuare la specie.

Con o senza amore, con o senza presupposti, con o senza denaro e, soprattutto, con o senza l’equilibrio (personale) necessario a dei genitori che possano garantire una vita decente all’eventuale nascituro… Perché si decide di procreare?

Torno a rispondermi (e senza alcuna novità nella mia riflessione): siamo animali. Ma in qualche modo, ci è stata inflitta la pena più gravosa esistente… la coscienza.

La consapevolezza delle nostre piccole miserie quotidiane fatte di peccatucci, rimorsi, sensi di colpa, inesattezze, imperfezioni, bassezze morali.

Mettere al mondo un figlio (e parlo da figlia), non significa insegnargli quanto è bello vivere, ma quanto dovrà convivere con tutta la sporcizia e come  dovrà accettarla se non vorrà restare un “bambino”, cieco dalla nascita.

Non basteranno religioni, filosofie, assoluzioni, perdoni e riconciliazioni con se stessi o con altri; saranno solo necessari, ma non sufficienti.

La consapevolezza della coscienza umana (pulita o sporca che sia) è la crux desperationis più grande che la Natura ci ha dato. La condanna a un’eterna imperfezione che scava strati di ragionevolezza per una lotta vana contro idee inafferrabili all’umano.

 

 

 

 

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