Stream of consciousness

Image: “Nudo sdraiato, a braccia aperte o Nudo rosso” di Amedeo Modigliani

Nichilismo. Questa sera con un amico si parlava di nichilismo…

Ma era davvero questo l’argomento? Davvero è il nulla che vediamo in questa vita a darci la forza di andare avanti per inerzia? Mi definiva una nichilista perché, secondo lui, ero giunta alla realizzazione del nulla di questa esistenza e della mancanza di una motivazione forte che ci spinga a vivere.

Non mi definisco una nichilista, al massimo una grande relativista. Una che ha compreso la vuotezza di qualsiasi programma e l’insignificanza di progetti ansiogeni. Non perché non siano realizzabili. Forse sarebbe più affascinante conseguirli magari creandoli strada facendo… man mano che le persone incrociate lungo il cammino avranno aggiunto la propria virgola al testo, una  nuova pennellata sulla tela laddove c’era un vuoto, un bianco di troppo da colorare.

Iniziavo a pensare che Seneca avesse torto su tutta la linea.

Iniziavo a credere che non servisse una rotta precisa in base alla quale cercare il vento favorevole, ma che, al contrario, il vero segreto fosse ricalcolare il percorso al cambiare dei venti.

All’occorrenza, mettersi anche controvento.

All’estremo, tirare i remi in barca.

O abbandonare la nave e proseguire via terra.

 

Mi hai ridato vita, mi hai ridato la vista! Dove qualcuno poteva vedere immaturità e voglia di non crescere, io vedevo la troppa lucidità di un uomo che sapeva abbastanza sul mondo e su come gira, su come non smetterà di ruotare attorno allo stesso asse.

Solo una minoranza girerà attorno a un altro asse. Quello della troppa ragione che ha ucciso tutti i mostri possibili e adesso vede ovunque dei fantasmini mascherati da paure.

Vorrei tu fossi un maestro, il mio, e di quanti non vedono la bellezza di questo mondo nel suo precario equilibrio, la vertigine che lo rende tanto magico e curioso, tanto fantastico da essere nuovo a ogni pagina, tanto interessante da essere riletto ogni volta con pupille giovani, con occhi nuovi e vergini.

E’ lì il segreto ed io l’ho rifatto mio finalmente.

Adesso non mi scapperà più… Vorrei un figlio per insegnargli quanto sto imparando.

Vorrei il tuo sguardo addosso per sentirmi donna come ogni volta sai farmi. Le tua dita su ogni centimetro della mia pelle.

Vorrei poterti dire che ho un cuore che ti accoglierebbe ogni volta che tu lo vorrai, un cuscino che avvolgerebbe le tue membra, un’ anima fedele che ti sarebbe amante, sorella e amica. In cui potresti rifugiarti, riposare e rigenerare.

Vorrei dirti per una volta sii il mio artigiano e rimodellami simile alla tua immagine ideale di donna, forgiami come mi vorresti e rendimi migliore.

Non chiedo altro…

Ma ho voglia di viaggiare,

vedere il resto del mondo,

i poveri delle favelas,

la Cina sporca

e il Giappone esteta…

Vorrei visitare l’India che si bagna nel fiume

e ascoltare i lupi indiani ululare alla luna.

 

Mi hai ridato la vita.

 

Quando mi trovo vicino a te mi sento sicura, rasento il tuo limes, sfioro l’anatomia dei tuoi contorni, annuso la tua energia.

E mi sento ricaricare.

Mi sento padrona di una terra che solo per caso ci ha posti in questo stesso angolo di mondo.

 

Ma tu tutto questo lo sai.

Tu che sai regalare una speranza, dare fiducia e instillare generosità. Tu che raccatti un randagio, gli apri la tua casa e gli dici non c’è fretta, resta con calma e va’ via quando vuoi.

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