Better

Qui piove e tuona, ma tra poco poggerò i piedi su una terra uguale e diversa… ogni rientro mi trova sempre un po’ diversa, a volte in peggio. Questa volta in meglio.

Porto con me un trolley a mano, una valigia da imbarcare e un bagaglio interiore che peserà troppo sulle bilance dei controlli aeroportuali. Vestiti nuovi che ho usato, abiti logori che ancora non butto, ma ormai smessi da un po’. Maschere che dovrò indossare e sorrisi che comprerò sul posto.

Ho una voglia matta di volare e già mi sento in gola lo stomaco in subbuglio del decollo. Quella infantile sensazione di stare sulla giostra del parco giochi vicino casa.

Tra poco annasperò nel mio mare salato e amato, annuserò l’aria e sarà il vento salmastro di quella lingua di terra che mi ha partorito.

Non si dimentica l’origine, ma tra questa e la sua fine c’è la vita… E quella non sai dove ti fa volare. Io sono solo una foglia sospinta dal mio vento. E il mio vento cambia sempre.

 

Non so perché, ma questa romantica ballata accompagna il difficile distacco dalla città eterna…

 

Vorrei poter prendere il treno, da sola.

<<Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico. Il padreterno fabbricò uomini e donne perché stessero insieme, e dal momento che ciò può essere piacevole, checché ne dicano certi deviazionisti, trattare le donne come se vivessero su un altro pianeta dove si riproducono per partenogenesi mi sembra privo di senso. Ciò che interessa gli uomini interessa le donne: io conosco uomini (assolutamente normali, badate) che leggono Harper’s Bazaar e donne (assolutamente normali, badate) che leggono il “fondo” delTimes: ma non per questo sono più cretini o cretine degli altri. Così, quando qualcuno mi chiede: “Lei scrive per le donne?” oppure “Lei scrive sulle donne?” io mi arrabbio profondamente.

[…]

E come un tale che non si ricorda di avere le orecchie perché ogni mattina se le ritrova al suo posto, e solo quando gli viene l’otite si accorge che esistono, mi venne in mente che i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto di essere donne.

Non alludo solo a una certa differenza anatomica. Alludo ai tabù che accompagnano quella differenza anatomica e condizionano la vita delle donne nel mondo. Nei paesi mussulmani, ad esempio, nessun uomo ha mai nascosto la faccia sotto un lenzuolo per uscir nelle strade. In Cina nessun uomo ha mai avuto i piedi fasciati e ridotti a sette centimetri di muscoli atrofizzati e di ossa rotte. In Giappone nessun uomo è mai stato lapidato perché la moglie ha scoperto che non era vergine. (Si dice così per un uomo? Vedete: non esiste nemmeno la parola).>>

 

ORIANA FALLACI, da “Il sesso inutile” (pp. 5-7)

RESTIAMO UMANI!

Dopo i recenti attacchi da parte dell’esercito israeliano, in questi giorni si contano già troppi civili tra i morti e i feriti sulla striscia di Gaza.

Qualche mobilitazione c’è stata anche a livello regionale, ma in seguito a un appello lanciato dal coordinamento Freedom Flotilla Italia, con l’appoggio di pochi altri, ieri a farsi sentire è stata Roma, dove nel pomeriggio si è tenuta una manifestazione nazionale in difesa del popolo palestinese e della popolazione di Gaza.

Un discreto corteo ha sfilato pacificamente da Piazza Vittorio a Piazzale Tiburtino passando per Porta maggiore, Scalo San Lorenzo e via dei Reti. La partecipazione c’è stata, ma forse non con i numeri sufficienti per destare l’attenzione e l’interesse dell’opinione pubblica verso un massacro che, a prescindere dai motivi per i quali viene perpetuato, è di per sé da condannare.

Lungi dall’essere atteggiamenti antisemiti, alle emergenze umane bisognerebbe rispondere e correre in aiuto. Tuttavia è necessario un presupposto oggi per nulla scontato: l’umanità.

 

IMG_20140725_012155  IMG_20140725_013545  IMG_20140724_200609   IMG_20140725_012914  IMG_20140725_014020    IMG_20140725_014649

 

 

Ragazza, qual è il tuo nome?

Photo by  ©Robert Doisneau

Ore 12 di un fresco venerdì di luglio.

Accidenti, sono in ritardo… Come sempre!

Dopo la solita corsa agli incroci col semaforo pedonale giallo, salto sul tram che mi sta passando proprio sotto al naso … Come sempre.

Gettando un occhio a terra per non cadere sui binari e ai lati per non venire investita.

Trovo posto e mi siedo… Come poche volte.

Gambe accavallate, borsa sulle ginocchia e smanetto con lo smartphone… Come (quasi) sempre, ormai.

Oggi niente musica nelle orecchie. Non so perché, ma devo scaricare di nuovo Spotify e ho una connessione troppo lenta. Pazienza, ci riproverò più tardi… Meglio, così mi risparmio un po’ di batteria… Chissà a che punto della giornata mi abbandonerà!

Verona, Porta Nuova… Verona PN … Lo sa che PN sta per “Porta Nuova”? E’ una stazione di Verona, c’è mai stata lei?

Una voce mi fa trasalire e, sì, si rivolge proprio a me. Sollevo lo sguardo dalla tastiera e mi trovo di fronte due occhi presbiti puntati addosso.

Cogliendo all’inizio un certo nonsense in quell’esordio, rispondo totalmente impreparata e imbarazzata: eh no, sinceramente, non lo sapevo.  Mi pento subito per il mio stile laconico, appena capisco che il mio interlocutore non ha nulla del molestatore logorroico… Un settantacinquenne che ha lavorato alle ferrovie dello stato perché il padre era un macchinista. Adora Verona e, viaggiando gratis, c’è tornato tantissime volte.

Eh, ma io… Mica so’ un ragazzino! Ho prestato servizio durante la guerra mondiale anche… Lei dov’era, mica c’era durante la guerra…

Eh no, per fortuna, non esistevo ancora…

Inizio a provare una curiosa simpatia per quest’uomo  che potrebbe tanto essere mio nonno, al quale potrei fare mille domande su com’era la vita nel secolo scorso… Emana un forte odore di fumo e ha dei begli occhietti azzurri. È leggermente canuto e non gli avrei dato 75 anni, ma l’aria di ha lavorato sodo ce l’ha.

Ho lavorato per anni alle ferrovie, appena potevo, prendevo un treno… e via! L’altro giorno sono stato da mia sorella che festeggiava 50 anni di matrimonio…

(Beati loro! A quei tempi, sì, che i rapporti logori si ricucivano, ma magari poi erano pure più fighi con qualche toppa stile vintage. Oggi, si rifà il guardaroba nuovo ad ogni stagione!)

Non voleva che le pagassi la festa, ma io volevo regalarle per forza dei soldi… Avevo questo piacere! Le ho dato 1000 euro!!! Ah, ma io prendo una bella pensione veramente…

Beato lei! Rimbrotto io, un po’ impettita pensando a chi prende 500 euro al mese, ma col sorrisino di chi è stato ormai completamente conquistato da quella parlantina… (Beato lui, penso tra me e me! Io a trent’anni non avrò neppure il mio primo stipendio, figuriamoci quando saprò cosa significhi avere una pensione!)

Gli faccio notare che manca poco tempo, alla prossima fermata dovrò scendere… Ed ecco che tira fuori dal portafogli una vecchia foto in bianco e nero, di lui a ventidue anni in divisa militare… Sembra quasi un dagherrotipo per quanto è vecchia!

Vorrei chiedergli di più, ma è la mia fermata e devo scendere. Mi costringo a interromperlo con gentilezza, a malincuore, ma mi blocca di nuovo sulla porta: ragazza, mi dici almeno qual è il tuo nome?

Scaraventata sul marciapiede in fretta e furia, mi sento come ricaricata e ripenso al giovane su quella foto… A quanto possa piacere arrivare ad un punto della propria vita e voler raccontare tutto quello che c’è stato  prima. Questi nonnetti sono la memoria storica del paese, e per sciorinare le loro avventure, se ne vanno in giro con una foto nel portafogli… Forse come trofeo di una guerra che hanno combattuto ogni giorno per settantacinque anni.

 

 

Chissà su quali cornici futuristiche mostreremo la nostra gioventù ai nipoti… Per le nuove generazioni, sarà meglio iniziare a pensare al testamento digitale!!!

 

La fiducia è gratuita

Ho menato finora la mia breve esistenza aggrappandomi alla strenua convinzione che l’Amore fosse l’unica vera panacea. Ho scoperto, a un certo punto, che non è sempre così.

 

Spesso l’amicizia può darci l’input, quella spinta a ripartire che non troviamo da soli. Perciò tante amicizie possono salvarci.

Lontane e vicine, fraterne o superficiali, nuove o consolidate, “social” o vissute, meteore o stelle fisse…

Amicizie deluse. Tradite. Svilite. Sospese. Parziali. Totali. Recuperate. Ritrovate.

Qualsiasi definizione diamo loro (se proprio dobbiamo farlo), ciascuna di esse ci apporterà qualcosa di buono in più… Teniamolo bene a mente, soprattutto quando, sulla scia di cocenti delusioni incassate, sarà forte la tentazione di non darsi più in futuro ad alcun tipo di rapporto umano.

Se invece daremo alle persone giuste la possibilità di entrare nella nostra vita, potrà anche capitare che l’avventura si riveli piacevolmente sorprendente. Tanto da ritrovarci estremamente riconoscenti, con una gratitudine che non sappiamo se avremo sempre la capacità di ricambiare.

 

E alla fine mi dico: ma non c’è forse nell’amicizia anche un bel po’ d’amore?!

 

amicizia-2