Il 2014 di Biancalba

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 4.000 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Iniziando a finire

30 Dicembre 2014. Odio dover fare bilanci, nella maggior parte dei casi pendono dalla parte sbagliata o magari, chissà, è solo un difetto di prospettiva… Tuttavia è stato un anno fondamentale come mi ricorda qualcuno, così trarne anche qui qualche conclusione sembra  almeno doveroso.

Non so mai da dove iniziare; quando c’è troppo da dire, è difficile risultare esatti… Ma per imboccare la strada più semplice per obliterare questo 2014 sarà il caso di partire dal 31 dicembre 2013. Sì che rileggersi è sempre una grande prova di coraggio perché devi accettare di trovarti ridicolo, ridondante, scontato e pietosamente autoreferenziale, ma se non si osasse farlo, probabilmente non scriverebbe più nessuno. Così dopo aver riletto quel post “sbrodoloso” e moralista sui BUONI PROPOSITI per il 2014, ho deciso di non fare alcuna lista per il 2015. Anche perché i buoni propositi si infrangono sistematicamente. Se, da ex fumatore, consigliavi agli altri di smettere di fumare, vedrai che invece proprio tu potresti aver ripreso! Se, da abbonato, consigliavi caldamente di acquistare la tessera annuale dei mezzi, potresti aver viaggiato un anno intero con il biglietto da una corsa comprato al bisogno. Se poi ti riproponevi di avere più fiducia negli esseri umani, probabilmente sceglierai di prendere un gatto come unico compagno e realizzerai che forse prima dovresti fare i conti col marcio che è in te. Almeno, forse, avrai imparato a vivere bene in solitudine…

Ecco allora qualche piccolo miglioramento quest’anno c’è stato. Perché  alla fine il proposito migliore per il 2014 era proprio una parolina magica che non c’era in lista: resilienza era il termine eponimo dell’anno nuovo!

Trovo, in tutta sincerità, che a quei tempi questo insulso blog fosse solo mediamente autoreferenziale. Sarà forse perché a me capita di immedesimarmi in certe intime riflessioni altrui, ma credo che quando si scrive per ispirazione si parte quasi sempre da esperienze ed emozioni personali per poi astrarre a un generale che possa servire anche ad altri. Alla fine penso che al 100 % dolore, sentimenti ed emozioni siano in qualche modo comunque autoreferenziali… Tuttavia qualcuno che, ad esempio, avesse letto allora quel post e si fosse trovato ad aver bisogno anche lui di “rimbalzare”, si sarebbe potuto sentire un po’ meno solo.

Comunque, cercando di non divagare, vorrei concludere… Che gli abbracci devono essere tanti sì, ma meglio se gratuiti e disinteressati. Che puoi partire e andare lontano quanto vuoi, ma se non ti emozioni con chi si emoziona per le stesse cose tue, beh…  Che puoi arrabbiarti e parlare, parlare, parlare, ma devi condividere solo con chi lo merita, perché ogni singola parola travisata può avere conseguenze irreparabili.

Detto questo, non so bene cosa ne sarà in futuro di Biancalba, forse finora è servito più a me che a eventuali lettori…  A me ha aiutato a superare un anno particolare e a conoscere persone dall’anima affine alla mia, relazioni che un po’ mi hanno salvata.

Non so negli altri mondi possibili, ma in questo in cui viviamo ogni cosa ha un inizio e  una fine. Mi chiedo quale sarà la conclusione di questo piccolo spazio personale.

In ogni caso, per il momento, chiudere quest’anno recuperando uno dei  primi post pubblicati, potrebbe essere già una buona fine. Con composizione ad anello e un finale aperto… Mi sono sempre piaciute le storie così!

Dopo il dolore, c’è sempre la gioia.

Sembra che la parola del giorno sia “dolore”!

Questo sentimento tanto bistrattato, questa smorfia tanto odiata sul volto di chi lo osserva… Perché oggi sei fuori moda se non sorridi su un social network. Ebbene non ci ho mai trovato nulla di intelligente nel sorridere sempre e comunque alla vita.

Non è un’espressione a rendere il tuo stato d’animo. E questa povera emozione tanto demonizzata, il dolore… Non perché si voglia ragionare in termini manichei, ma non avrebbe senso se la felicità non arrivasse tra un dolore e l’altro, neppure la gioia avrebbe senso nella nostra vita. Ecco perché bisogna soffrire per godere davvero.

Non ci sarebbe lo stesso piacere nel piangere di gioia dopo il dolore. La felicità non è tale se prima se non si è sperimentato il dolore.

Per riconoscere un’emozione e chiamarla col proprio nome, bisogna prima aver sperimentato anche il suo contrario, altrimenti non è nulla.

Scoprire o imparare?

A volte penso che in tutte le scuole si dovrebbe insegnare anche un po’ di diritto. Tante belle nozioni imboccate… e poi? Il panico!
Panico davanti alla novità di dover stipulare un qualsiasi contratto: telefonico, lavorativo, locativo… E poi le tasse, le bollette, le raccomandate e i certificati (voglio pensare solo a quelli di identità o di nascita, gli altri lasciamoli fuori)… A un certo punto la vita te li pone davanti e ti trova impreparato. Bene che vada, si studia un po’ di educazione civica fino alla scuola media, ma perché non si insegna a essere un buon cittadino (facendo la differenziata e pagando i servizi di cui si usufruisce)? Forse perché la realtà insegnerà che vince il più furbo, non il più corretto. Che se non pensi a proteggere i tuoi interessi, gli altri faranno i conti a modo loro. Ogni tanto penso che arrivare a trent’anni senza sapere cosa sia un lavoro vero, potrebbe comprometterti anche al livello caratteriale, col rischio di arrivare a quaranta rendendoti conto che non puoi accendere un mutuo (né sapresti come farlo), che non sai come si apra una partita iva, né cosa sia un fondo pensionistico (per il quale ovviamente non hai mai versato contributi). A volte penso che le vere gabbie siano le campane di vetro create dai genitori apprensivi e troppo premurosi, da professori che ti mettono ansia con moniti tipo “ah! Vedrete poi quando sarete adulti…” Beh allora perché non mi dai un consiglio pratico piuttosto che generare solo ansia? Se qualcuno ti insegnasse un po’ di più a vivere, potresti abbandonare prima eventuali paure, quelle che generano l’incompatibilità alla vita pratica. Probabilmente sono solo arrabbiata con me stessa, sì oggi gira un po’ così, forse è solo un altro dei miei pensieri storti; la responsabilità alla fine è solo la propria, quando non ci si dà una mossa. Solo un’ultima cosa: se è vero che scoprire è meglio di imparare, vorrei aggiungere una postilla… Cerchiamo di scoprire solo la bellezza, per il marcio facciamoci trovare preparati. Meno male almeno che qualcuno sceglie ancora di abbandonare il nido a diciannove anni. Perché prima lo abbandoni (soprattutto al livello economico) e prima impari a volare. E poi dicono che gli animali non insegnano nulla…