Gente d’ogni risma

Photo by ©Mimo Khair http://mimokhairphotography.com/ )

Qualche giorno fa stavo tornando verso casa in autobus. Ero reduce da una commissione per una delle tante ricerche che sto conducendo con l’unico obiettivo di conquistare indipendenza e stabilità (a tempo determinato, si intende). Il tutto mi aveva gettato in un leggero sconforto. Ero più confusa di prima e la questione non si era affatto risolta come speravo. Raccogliendo la forza per ricalcolare tutto da capo e cercare soluzioni alternative, me ne stavo seduta in uno stato meditabondo, probabilmente palese, con lo sguardo perso nel vuoto, quando un giovane uomo salì sull’autobus trasportando una bambina col passeggino. Non avrei notato un semplice papà che si spostava da qualche parte con la figlia, se non fosse stato che la sua mancanza di aplomb aveva intercettato la mia attenzione fugando le paturnie per cui stavo disperandomi fino a poco prima.  Purtroppo ho il brutto vizio di osservare molto, così avevo iniziato a scrutarlo, senza farmi beccare… Aveva tutta l’aria di essere un tipo diretto e potenzialmente violento, ci voleva prudenza o sarei potuta incappare in reazioni brusche, tipo un’aggressione verbale come minimo.

Aveva una barba di media lunghezza, un piercing in piena guancia e il dilatatore in uno dei lobi. Portava un paio di pantaloni da tuta neri che dovevano essere stati lavati tante volte perché avevano la tipica impallinatura di un capo molto usato. Sopra la felpa, portava un giubbotto smanicato color panna e va bene che i panni chiari si sporcano subito, ma quello lì aveva proprio le macchie incrostate nel tempo, le tasche bisunte e gli orli delle cuciture anneriti. Aveva le mani un po’ incatramate e dello sporco sotto le unghie. Barcollava rischiando di cadere a ogni frenata. Emanava un odore forte di alcol e tamburellava una sigaretta sui maniglioni, facendosela cadere a terra un paio di volte. A un certo punto si tolse il cappello, uno di quelli da rapper con la visiera e su scritto NY a caratteri bianchi sulla stoffa nera. Senza cappello sembrava avere un’altra faccia! Non che fosse brutto, anzi aveva bei lineamenti, un  buon profilo, occhi molto scuri e labbroni carnosi, ma iniziava ad essere stempiato con pochi ciuffetti ricci al centro della pelata… I ciuffetti erano lucidi e oleosi peggio della friggitrice di un fast food a fine giornata. Non era un clochard, ma quando iniziò a toccarsi i capelli, a grattarseli con movimenti bruschi e imprevedibili, stirando i riccioli verso l’alto come a volerne fare una cresta… Vidi, trafitti dal sole, dei corpuscoli che saltellavano fuori a ogni pettinata… d’improvviso capii cosa intendeva Lucrezio quando paragonava gli atomi in movimento al pulviscolo nel raggio di sole in una stanza buia!

Un moto di sdegno mi aveva ormai portata fuori dal precedente stato di torpore e perfino io, che osservo ma non giudico, io che “più sono disadattati ed emarginati e più mi sono simpatici”… di questo avevo avuto paura e ribrezzo, temendo anche un contagio di pidocchi. I miei insormontabili problemi erano spariti d’un tratto, come a dire “eccola, la vita dura!”

Mi volsi poi verso la bambina. Una pupetta biondina che avrà avuto due anni. Sguardo dolcissimo e pacifico, col ciuccio in bocca continuava a guardare oltre il vetro, dando le spalle al padre. Non vedeva cosa stava succedendo e, se pure avesse potuto, non avrebbe capito. La piccola, ovviamente, presa a sé non aveva nulla di strano e i suoi vestiti non denunciavano alcuna particolare estrazione sociale.  Il passeggino, forse di seconda mano (mi auguravo non fosse rubato), era di quelli firmati e nelle tasche portava tutta la roba per gli eventuali cambi. Il padre lo aveva anche assicurato bene bloccando le ruote, ma era alla sua vita che avrebbe dovuto trovare un baricentro… perché il poveretto continuava a dondolare qua e là come su una barca quando c’è la tempesta.

Appena scese, appoggiò bruscamente il passeggino a terra e lo lasciò sbattere contro il marciapiede. Nelle restanti fermate fino a casa continuavo a pensare: certo, quanta fortuna ci vuole nella vita… Già per nascere in una famiglia decente! Nonostante tutti i diverbi che ho con i miei, pensavo, a volte non mi rendo conto di quanta fortuna abbia avuto. Potevo essere io quella bambina! Che colpa aveva quella poverina per esserle toccato in sorte un padre simile? (E se ne vedono molti di genitori così,  al limite dell’assistenza sociale!)  Però, d’altro canto, come biasimare quest’uomo senza risultare arroganti? Che ne sappiamo di lui? Può essere che sia nato a sua volta in una famiglia svantaggiata, con un padre violento, una madre alcolizzata o senza genitori; può essere che abbia perso il lavoro da poco e stia annegando nell’alcol i suoi dolori. O potrebbe non aver voglia di fare nulla perché la sottocultura in cui è cresciuto non gli permette di far fronte alla vita in modo diverso da questo… Chi mai potrebbe ergersi a giudice? In fondo io stessa potrei stare guardando il mio futuro di madre disastrosa. Ci sono tanti modi di perdere la dignità, anche in un mondo che pretende di dirsi istruito.

In momenti come questo, e a fronte di un futuro insondabile, vedo l’eroicità dei miei genitori e la mia scarsa riconoscenza verso di loro. Sì, rompono le balle; non sono aggiornati sul mondo eppure dettano ancora regole in base alla loro morale retrograda e benpensante, dispensando gentilezza per quel buonismo che è stato inculcato loro – contro il quale spesso mi scaglio e al quale, purtroppo, talvolta neppure io mi sottraggo – e travestono gli imperativi categorici come fossero consigli preziosi. Tutto questo è vero e io l’ho sempre odiato, ma almeno si sforzano e di certo amano troppo. Sono pur sempre dei genitori, nessuno insegna loro come si fa questo mestiere e nessuno – dico NESSUNO – ha metodi infallibili. Perciò alcuni di noi (io la prima) dovrebbero ripetersi più spesso quanto siano fortunati e magari ringraziare ogni tanto!

(Sicuramente tra un po’ mia madre mi chiamerà, come sempre, rompendomi le balle per qualcosa di insulso e allora la tentazione di sbottare sarà forte, ma facciamo che sbotto la prossima volta…)

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6 comments

  1. ~mimo~ · marzo 8, 2015

    Hi, the image you are using is mine. I am happy to share my images, but I like to be asked first. Thank you. Nice blog.

    • biancalba · marzo 8, 2015

      Hi, I know, I’m sorry! I love your photos… I’d like to use them, if you want to grant me this pleasure… Indeed your credits should be visible when you click on the photo; I put your name in the legend. But now, if you want, I’ll put the credits on the page (with your website’s URL … I’ve just discovered you have it). Let me know. And thank you so much for your sympathy).

      • ~mimo~ · marzo 8, 2015

        Thank you for your response. Yes it would be great to have a link back to the original image. Thank you again for liking my work. I hope we can have a nice collaboration 🙂

      • biancalba · marzo 8, 2015

        Wow!!! 🙂 Thank you!!! I’m so happy and proud for this collaboration!!! I’ve just include your credits: in this way Photo by ©Mimo Khair ( http://mimokhairphotography.com/ )
        but if you want the link to the original photo… I have to know where I could find them. From your facebook page or from your website?

  2. ~mimo~ · marzo 8, 2015

    Thank you, the website link is just fine. Till soon 🙂

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