Arrivederci

C’era una volta in un liceo del sud un professore. Rispetto a lui avevi solo due possibilità: “odiarlo” tantissimo e amarlo tantissimo (qualcuno potrebbe dire che, in fondo, la prima è un po’ la stessa cosa della seconda).

Entrò e rimase un solo anno nella nostra classe , ma da quel momento non fu più la stessa. Questo professore non era come gli altri… Veniva dal nord e all’inizio questo bastava al corpo docenti per tenerlo sotto osservazione. Lui, dal canto suo, aveva un’incondizionata predisposizione al dialogo e al confronto; i suoi piccoli difetti umani sparivano di fronte agli innumerevoli pregi. Teneva le lezioni seguendo i programmi ministeriali secondo un filo logico tutto suo e lo coglievi solo dopo l’interrogazione, che avveniva in base a un calendario stabilito in anticipo (cosa che inconsapevolmente ci preparava ad affrontare le future sessioni di esami universitari).

Quando spiegava non seguiva mai il libro di testo; non aveva scelto lui di adottarlo e in effetti quelle pagine impallidivano di fronte agli appunti delle sue lezioni… Per spiegarti il Neoplatonismo partiva da L’Opera al nero; per introdurti nella Firenze medicea del cinquecento ti analizzava il simbolo del giglio; per il tema della Fortuna decriptava i cartigli sulle raffigurazioni personificate… Ti leggeva Francisco de Quevedo durante le ore di letteratura italiana e ti dava l’impressione di divagare mostrandoti le incisioni di Dürer. Durante quell’anno, alzarsi la mattina per andare a scuola fu quasi sempre un piacere. Ti spingeva ai collegamenti più impensabili, alle riflessioni con spirito critico e a volte anche con un po’ di fantasia… Al massimo ti beccavi un bonario “ma siete proprio delle bestie!” Il suo vocione incuteva un timore che veniva smentito dal suo atteggiamento fuori e dentro l’aula. Ti trattava da adulto e, come fossi un suo pari, ti dava fiducia, perciò stavi sempre ben attento a non deluderla. Sapeva instaurare dei bellissimi rapporti, come poche volte ho visto fare tra alunni e docenti: schietti ma non confidenziali, rispettosi ma non ossequiosi. Quando fingeva di bastonarti per le imprecisioni nel tema, con divertita disperazione metteva gli occhiali in testa e si portava le mani sul viso esclamando: “ma le sapete mettere due parole in croce?“. Il giorno della consegna dei temi era quasi sempre un giorno speciale perché eri certo che avresti imparato qualcosa di bello. Ti chiamava alla cattedra e ti dava spiegazione di ogni correzione; quando arrivava il mio turno, cercavo di spiare qualche anticipazione nelle sue smorfie: fingeva disapprovazione arricciando il baffo su un lato della bocca, inclinava leggermente la testa e puntava gli occhi sopra la montatura scesa sul naso. Poi iniziava: tutta la pletora di avverbi era stata eliminata,”usi troppi avverbi, appesantiscono solamente. Ricordatelo!” Aveva cassato dal mio testo tutte le frasi che gli erano parse troppo sentimentali, “sei retorica!” – mi diceva spesso – “e poi tutta questa perifrasi per esprimere un concetto che puoi dire in meno battute, meglio frasi più brevi! Taglia, taglia, taglia, sei prolissa!” A volte non capivo perché si accanisse tanto, ma poi sul foglio trovavo un bell’otto! Voleva sempre il massimo.

Sulle sue parole ci rimuginavi su a lungo perché aveva la capacità di scuoterti, di accendere una luce in una stanza che neppure credevi esistesse… Come quando si era inventato un corso di giornalismo extracurricolare. Aveva esperienza in questo campo perciò ci credevi quando ti diceva che a volte su un giornale il “ma” a inizio di frase è tollerato o quando ti chiedeva “e qui la notizia qual è? Ci stai girando intorno! Dovete essere concisi, chiari e diretti! O non vi legge nessuno!” Anche senza percepire alcuno straordinario, raccoglieva un gruppetto di alunni in un tiepido pomeriggio primaverile e ci incontrava in un posto tranquillo – potevano essere le panchine del centro nella piazzetta vicino scuola o il molo del porto – ci dava un tema su cui scrivere e poi faceva partire il conto alla rovescia per la consegna. Era quanto di più stimolante si potesse sperare fuori da scuola!

Dopo quell’anno gli assetti erano un po’ mutati e qualche professore era cambiato ancora una volta. Quanti di noi gli avevano voluto bene però continuarono a incontrarlo anche in seguito…

Se sapevi che lui c’era, il mondo era un posto più bello.

Contagi

Tra un rullante e una gran cassa

il mio cuore ha ululato alla luna.

Tra palpiti di mani e battiti di piedi

la mia anima ha viaggiato

fino agli estremi lidi dell’oceano.

Ho cercato

ma non ho trovato tracce.

Eppure ero sicura

di essere vicina a una verità assoluta,

a un’ombra che

aveva tutti i contorni della mia essenza.

Artista: Galapaghost; Album: Dandelion (2013); Traccia 6: Vermin

Il linguaggio segreto delle donne

Photo by Sarah Ann Lorethhttp://www.sarahannlorethphotography.com/ )

Ogni donna si sarà trovata in situazioni in cui l’errata decodificazione di un messaggio femminile ha creato fraintendimenti o alzato un enorme muro di incomunicabilità con l’uomo. È vero che spesso le donne sembrano cambiare idea, ma è solo perché consideriamo diversi punti di vista. Questa volta però prenderemo in considerazione un solo punto di osservazione: quello delle donne complicate o complesse, problematiche e un po’ paranoiche (e quale donna non si è sentita così almeno una volta?). Cercando di abbassare di un palmo quel muro di incomunicabilità, ho iniziato a raccogliere alcuni dei tanti casi in cui il multiforme mondo femminile può sembrare oscuro a quello maschile, scientificamente riconosciuto come più lineare…

  • DECODIFICARE IL LINGUAGGIO DI UNA DONNA IN COPPIA

In un paese che ha fatto delle Mamme le eroine del focolare domestico, le genitrici di uomini mammoni e di donne represse… Sarà bene ribadire che alla luce dei cambiamenti dell’ultimo secolo, il linguaggio di alcune donne, almeno quelle che vogliono realizzarsi nella vita professionale, è un po’ cambiato. Premesso che per alcune questo non vuol dire trasformarsi in androgine manager senza un briciolo di sensibilità femminile, né voler rinunciare a una famiglia con prole al seguito… Dobbiamo ricordare che una donna può avere entrambe le cose, senza dover scegliere tra affetti e carriera. Non deve sacrificarsi a una scelta esclusiva né votarsi unilateralmente a una cosa o all’altra.

Oggi mi sento un po’ giù = aspettavo che arrivasse una risposta, che qualcosa cambiasse la mia routine quotidiana e invece non è stato così.

Oggi mi sento molto insoddisfatta = non dipende dal mondo esterno, ma dal mio mondo interiore: potevo fare di più, sono io a non essere abbastanza (brava, intelligente, qualificata, indipendente, autosufficiente … potete aggiungere a piacere gli aggettivi più virtuosi che vi vengono in mente).

Oggi non ho combinato nulla = non importa che abbia sistemato e pulito casa, preparato pranzo e cena, fatto il bucato, che abbia concluso ben due consegne da mandare in ufficio, preso accordi telefonici o telematici con contatti lavorativi, dividendosi tra un dispositivo tecnologico e l’altro… Il multitasking non è mai abbastanza e, in ogni caso, lei ha fatto tutto senza muovere un passo fuori di casa, mentre voi siete stati a zonzo per la città, fiaccati dalla ressa sui mezzi. Non importa che abbiate risolto la metà delle cose che ha risolto lei, che nel frattempo vi siate anche rifocillati con chiacchiere tra colleghi alla pausa pranzo o all’aperitivo del dopolavoro… Lei penserà che la sua immobilità fisica sia anche inoperosità.

“Caspita credo che questo film meriti” (guardando un nuovo trailer) = spera accettiate spontaneamente di andarci con lei non appena il film uscirà nelle sale… Ovviamente per evitare le vostre lamentele o il vostro muso lungo alla fine ci andrà con le amiche o addirittura da sola.

“Stasera prendiamo la macchina o usciamo con i mezzi?” = vi sta chiedendo se deve mettere scarpe comode per poter fare chilometri a piedi (e innervosirsi tutta la sera se una volta di troppo vi cascherà l’occhio sulla pupa con tubino attillato e tacco 12) o potersi sentire bella con un paio di décolleté, senza per questo soffrire le pene dell’inferno.

“Ho le mie cose e sono gonfia come un uovo, ma proprio stasera dovevamo accettare quest’invito?” = vi sta dicendo che è nervosa e non si piace. Qualsiasi cosa direte, non cambierà la percezione che lei ha di se stessa allo specchio. In questi casi c’è bisogno di sentirsi più desiderate del solito…

“Lasciami perdere, non ho nulla” = nel marasma di preoccupazioni che ho, non so neppure quale sia il pensiero che più mi dà noia, ma sì ho qualcosa… Non abbandonarmi al mio malumore, chiedimelo ancora una volta e poi abbracciami e baciami, vuol dire che ho bisogno delle tue attenzioni.

“Forse dopo questa, è meglio davvero che la chiudiamo qui, non chiamarmi più, non cercarmi più” = ti sta chiedendo di inseguirla e di farle cambiare idea. In realtà lei hai già cambiato idea, nel momento in cui si è voltata di spalle per andare via, ma vuole che tu la faccia sentire amata e desiderata, per lei sarà la dimostrazione che non vuoi lasciarla.

  • DECODIFICARE IL LINGUAGGIO NELLA FASE DI CORTEGGIAMENTO (DI LUI)

Per quelle donne invece che hanno ormai rinunciato alla vita di coppia e si trovano ad avere qualche appuntamento di tanto in tanto, nella speranza sopita che un potenziale compagno si nasconda da qualche parte… Ricordatevi che l’amore è chimica. Non è solo affetto, dedizione, comunità d’intenti e condivisione di interessi, né solo attrazione fisica e sesso. È chimica, un indefinibile tutto e niente. Per fortuna, se la chimica c’è una donna se ne accorge subito, se non c’è, una donna sa che non arriverà neanche al decimo appuntamento passato in piacevolissima compagnia, perciò:

“Sì, d’accordo andiamo a fare un aperitivo” se lui è simpatico e sembra perfino intelligente, è superattivo e pieno di interessi (magari comuni), dà una piacevole compagnia, è carino e non sembra uno psicopatico. Lei ha deciso di accettare il tuo invito per un aperitivo/cena. Un aperitivo o una cena. Tutto qui. Non è detto che ci stia. Non importa che prenda una seconda bevuta o che accetti una passeggiata dopo la cena… è solo perché si trova bene a chiacchierare.

“Ci vediamo direttamente al punto X e poi decidiamo dove andare”: significa “ognuno arriva per i fatti suoi”, non voglio sentirmi Cenerentola e non sei il mio ragazzo (forse mai/non ancora/ non lo so ci devo pensare/ma penso proprio di no). So che fai tutto questo per ottenere qualcosa, ma dopo averla ottenuta, non ti comporterai più così e sarai molto meno premuroso, perciò non illudermi, non farlo neppure adesso.

“Paghiamo a metà”: non è che lei si diverta a spendere a destra e a manca, semplicemente non è un’opportunista succhiasoldi e non vuole che il tuo gesto di offrirle qualcosa la possa mettere a un certo punto nell’imbarazzo del do ut des (perché è così). Apprezza la sua correttezza: ti dirà di no, ma almeno non ti avrà spillato soldi nell’attesa che ti dicesse sì.

  • DECODIFICARE LE CONVERSAZIONI IN CHAT

Una faccina sorridente: NON è sintomo di apertura verso di te, ma solo segno di simpatia e gentilezza. Non ti sta dicendo “ho voglia di baciarti”, né ti sta promettendo che lo farà, si sta solo assicurando che tu non scompaia dopo che ti avrà detto di no, quando e se ti sarai dichiarato… In realtà lei spera tu non lo faccia, perché è piacevole stare a conversare con te e di questi tempi è difficile.

Un pollice alzato: vuol dire che non ha nemmeno aperto la chat e non ha voglia di scrivere o semplicemente va di fretta, ma è ok. Cioè “sì, dici bene sono d’accordo” oppure “grande! Ci sei arrivato finalmente!”: la differenza dipende dall’interlocutore in questione.

La faccina che manda il bacio col cuoricino: non sottende per forza una sfumatura maliziosa o ammiccante. È solo che non esiste la manina che fa “ciao” e le poche in circolazione sono davvero bruttissime… Per gusto estetico, meglio la faccina, ma, ribadisco, “la faccina ti manda un bacio” vuol dire “ciao” e non “vorrei baciarti”.

Il cuore: grande o piccolo che sia, un cuore si può inviare per profondo affetto a un AMICO e “la regola dell’amico non sbaglia (quasi) mai” oppure perché quello che avete allegato nella conversazione è di altissimo gradimento, stop. Non vuol dire “segretamente ti amo”.

Più che altro miei cari uomini dovete imparare che di segreto, in certi casi, c’è veramente molto poco. Le emozioni importanti sono sempre chiare e lampanti, non lasciano spazio a dubbi perciò dove non capite o trovate oscurità forse è solo perché siete poco attenti… Dalle mie parti si dice “amuri, biddizzi e dinari su tri cosi chi nun si ponnu ammucciari”, ecco appunto la saggezza dei detti antichi…