Cosa richiede un trasloco?

Cosa richiede un trasloco. Nervi saldi e cuore leggero?! Forse anche un pizzico di incoscienza. Altrimenti sai che tristezza, nonostante l’entusiasmo che può attenderci per il cambio di scena.

Le pareti sono state scartavetrate e ricoperte di vernice. Ripulite da foto, poster e tutto quello che negli anni vi era stato appiccicato come per dare identità a una stanza tornata adesso troppo bianca. Che sa di luce nuova, ma odora di usato.

I vestiti dentro alle valigie, i libri e gli oggetti dentro ai pacchi. Il borsone della vecchia palestra è ancora nuovo, potrà servire. Le coperte di lana e il piumino li tengo, le lenzuola di flanella saranno buone per qualche povero senzatetto. Portagioie e scatole dei ricordi: davvero ho bisogno di tutta questa roba nella nuova casa? Certo quanto accumuliamo per ricordarci dove siamo stati e cosa abbiamo fatto il 25 aprile, chi abbiamo incontrato quel 19 gennaio e cosa abbiamo trovato quel 20 settembre…

La selezione perciò si è resa necessaria. Un veloce inventario dei libri e le dispense collezionati: questo lo conservo, quello non voglio aprirlo mai più. La cernita degli indumenti sepolti negli armadi: questo mi sta ancora bene, l’altro non voglio vederlo mai più. Le cose ci incatenano, come dice Loredana Lipperini sull’arte del distacco in cui ricorda, di Mariangela Gualtieri, una bellissima poesia che ho scoperto grazie a lei, poche settimane fa.

Adesso da questo attichetto mansardato – in cui, tra gli altri, sono passati anche cinque anni della mia vita – scrivo l’ultimo post, con questa connessione internet che si autodistruggerà alle 00.01 del 28 settembre 2015, ed Esercizio del trasloco me la sento cucita addosso.

Adesso che ho iniziato a contare le ore, su “La porta si chiude per l’ultima volta”, il cuore un po’ mi trema. Per fortuna, di euforia.

Il tempo qui non è stato
che un pezzo di cartone,
un sobbalzo. La porta
si chiude per l’ultima volta.
Il fascio di forze domestiche
il genio del luogo
saluto ora con ringraziamento.
A tutto ciò che tace perfettamente
e che sempre qui dentro ha taciuto
a ciò che non appare
in questa casa vuota
e resta come in larga attesa.
A questo punto del mondo, alto sulla città vecchia
a questa cuccia di luce e conforto
in cui abbiamo amato meglio che potevamo
e dormito bene nella sua pace
e fatto tutte le cose umane
delle vite, al mio cuore
senza tristezza che tutto saluta
contento, come esercizio
di distaccamento, come grande
scuola del trasloco e del suo lasciare la presa.
Vi lascio, cose.
Il vostro mancarmi sia la melodia
che ora mi guida:
La schiena liberata dal peso
stia dritta in attesa
della più alta impresa.
Il bastarmi del poco e del niente che serve.
E il resto sia vuoto. Sia intesa
con tutto ciò che non pesa.

Esercizio del trasloco, di Mariangela Gualtieri.

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One comment

  1. Firstime In Boston · settembre 27, 2015

    ho traslocato 15 volte nella mia vita… lasciavo sempre qualcosa per tornare, non volevo mai fosse l’ultima volta..

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