Un par un (tutti per uno)

La notizia mi arriva da Sara, tipo doccia fredda. In un’atmosfera totalmente conviviale e del tutto leggera. Ha il viso scuro, rabbuiato, resta come alienata per più di dieci minuti con lo sguardo fisso sul cellulare. “C’è stato un attentato a Parigi” – esterna dal nulla – “al Bataclan stanno accoltellando gli ostaggi uno per uno. Sto chiedendo ai miei amici se stanno bene”.

No, non dirò nulla su come la penso, su domande future e letture mantiche degli scenari possibili. Ché a noi comuni mortali non è dato sapere dei piani mondiali. Però vorrei che ci dicessero davvero chi/cosa è stato, che ci tranquillizzassero su quanto potrebbe succedere in una qualsiasi fermata metro o in un teatro o in un stadio.

Dal canto mio, non riesco neppure a raccontare cosa si è scatenato dopo questo orrore. Dopo la notizia di Sara, ho aperto due, tre, quattro, decine, di articoli in un paio di giorni. Venerdì notte ho chiuso gli occhi sull’ennesimo “Parigi data alle fiamme” e l’ultimo pensiero prima di dormire è stato: ci risiamo! Quanto vorrei che non esistessero le religioni.

Il giorno dopo ho pensato: “ma perché, davvero ci entrano le religioni? Dopo anni di storia sui libri, poi sui giornali, credo ancora che la fede ci entri qualcosa?”

Le proporzioni del problema, con le relative minacce, si sono chiarite quando ho riaperto testate online, sulle quali cresceva il numero dei morti dichiarati e si affastellavano i discorsi dei grandi capi di stato. Sui social la situazione era – chiaramente – più nebulosa che mai. L’hashtag #PrayForParis era il primo nei top trend di Twitter. Mentre su Facebook ho provato un po’ di sdegno per le foto con la bandiera francese, per i nastri neri e gli account a lutto. Ma proprio grazie a Facebook si è saputo che amici e conoscenti a Parigi stavano bene. E proprio dal suo profilo personale Benjamin Cazenoves – uno dei testimoni dell’attacco terroristico al teatro parigino –  scriveva:

 paris1

“Sono ancora al Bataclan. Primo piano. Ferito gravemente. Che ci aiutino il prima possibile. Ci sono dei sopravvissuti all’interno. Stanno giustiziando tutti, uno per uno! Primo piano in fretta!!!”

paris2

“Vivo. Solo dei tagli… una carneficina … Cadaveri ovunque”.

Morire di terrore, non si può. Non i giovani. Non in uno stadio o a un concerto, non a una fermata metro, non nei luoghi del quotidiano.

Io mi sono alzata stamattina, e ho salutato un nuovo giorno. I morti del Bataclan non si sveglieranno mai più. I sopravvissuti, chissà.

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