Le Bataclan Histoire de Paris

AUTODAFÉ

Ogni volta si gela il sangue. Speri sia l’ultima e invece poi accade di nuovo. Oggi, parlando dell’accaduto di ieri a Nizza, bisogna fare attenzione a cosa dire. O non dire.

Allora lascio che questo autodafé – trovato giorni fa, proprio davanti al Bataclan – parli. Almeno per me.

Sotto l’histoire de Paris (che ormai è storia di tutti noi, di tutta l’Europa) c’era un foglio stampato, con su scritto:

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“Profession de foi” au Bataclan

PROFESSION DE FOI

Je refuse que les étrangers qui ont été contraints de quitter leur pays (par nos guerres

ou nos économies néocoloniales), pensant qu’ils pourraient vivre sereinement chez

nous, soient persécutés et maltraités. J’héberge des étrangers, je respecte leur histoire,

leur culture, leur religion, leur courage, leur chagrin.

Je refuse que le travail soit une souffrance et une humiliation plutôt qu’un

accomplissement dans la joie de rendre un service qui a du sens.

Je refuse qu’on maltraite le Terre et les étres vivants qu’elle porte, en oubliant leur

caractère sacré.

Je refuse de vivre dans l’attente d’un futur hypothétique  ou dans le regret d’un passé

révolu, dans le rêve de possessions, envahie d’images qui me sont imposées . Je veux

vivre dan le présent de mon corps qui vibre, dans la relation aux êtres, avec ma 

propre créativité.

Je refuse de haïr, de juger et d’exclure. Je veux aimer.

Je suis heureuse et vivante.

Merci.

 

Autodafé

Bataclan, Paris “Autodafé”

In lingua italiana – per chi, come me, non avesse molta dimestichezza col francese – dice più o meno così:

PROFESSIONE DI FEDE

Io rifiuto che gli stranieri che (per le nostre guerre
o per le nostre economie neocoloniali) sono stati costretti a lasciare i loro paesi
, pensando di poter vivere in pace con noi,

siano perseguitati e maltrattati. Io accolgo gli stranieri, io rispetto la loro storia,
la loro cultura, la loro religione, il loro coraggio, il loro dolore .

Io rifiuto che il lavoro sia sofferenza e umiliazione , piuttosto che
realizzazione nella gioia di rendere un servizio che ha un senso .

Io mi rifiuto di abusare della terra e delle creature viventi che essa genera, dimenticando la loro
sacralità.

Io mi rifiuto di vivere nell’attesa di un futuro ipotetico o nel rimpianto di un passato
andato, nel desiderio di possesso,  invasato da immagini che mi vengono imposte. Io voglio
vivere nel presente di questo mio corpo che vibra, in connessione con gli altri, secondo la mia
propria creatività .

Io mi rifiuto di odiare, di giudicare ed escludere. Io voglio amare .

Sono felice e vivo.
Grazie

Non so chi l’abbia scritto. Potrebbe anche essere famoso e io, pietosamente, dovrei fare ammenda della mia ignoranza. Ma mi sembra una delle poche cose che si possano dire oggi. E il silenzio non è più sufficiente.

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