Contagi

Tra un rullante e una gran cassa

il mio cuore ha ululato alla luna.

Tra palpiti di mani e battiti di piedi

la mia anima ha viaggiato

fino agli estremi lidi dell’oceano.

Ho cercato

ma non ho trovato tracce.

Eppure ero sicura

di essere vicina a una verità assoluta,

a un’ombra che

aveva tutti i contorni della mia essenza.

Artista: Galapaghost; Album: Dandelion (2013); Traccia 6: Vermin

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Abbattiamo i muri

È uscita da giorni e l’hai ascoltata più volte, prima notando il testo e pesando le parole, un po’ da pseudo-intellettuale che filosofeggia su temi universali, poi misurando la bellezza degli arrangiamenti (quindi in entrambi i casi con un po’ di saccenza).

Però ti è piaciuta subito, l’hai canticchiata e amata al primo “l’amore non esiste”. Ti sei ritrovata nei pensieri crudamente realisti di è un cliché di situazioni o è un assetto societario in conflitto d’interesse.

Plaudi all’effetto prorompente di dottrine moraliste sulle voglie della gente e al più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere soli.

Poi ti capita, così, si fa per dire (a chi non capita), di vedere foto di fidanzati sulla tua bacheca di facebook e di stupirti per quello che provi… Ci sei passata, è capitato pure a te ed è finita, perciò no, non provi invidia, ma ti fai un po’ schifo perché ti ritrovi a provare pena per questi due poveretti che non sanno ancora che finirà anche per loro o che, se pure continuerà, presto inizieranno a scrivere *t amo. Sì, senza apostrofo rosa. Sempre che non lo facciano già adesso, passando di corsa sulla tastiera del touch…

Ma la tristezza infinita non è solo per quello che è capitato a te, perché nel bene o nel male magari quello che ti capita un po’ te lo meriti anche, e, chissà, stai solo attraversando una fase imposta dalla nemesi … Parlo soprattutto di chi ti sta intorno, di chi di delusioni ne ha collezionate tante da aver bisogno di archivi più grandi. O di chi quella specie di ideale prefigurato nei desideri, quella proiezione di amore alla fine inesistente, non lo ha nemmeno sfiorato.

Parlo di chi un po’ di amore lo meriterebbe e invece non gli arriva mai!

Allora ti capita una sera in cui ne hai veramente fin sopra i capelli. Ripensi anche al tuo ennesimo buco nell’acqua e all’ulteriore svilente chiacchierata con chi spera di ricavare solo un po’ di “amore” (ai più astuti lascio il compito di saper distinguere quando intendo eros e quando àgape). Così il mondo si spegne. Qualsiasi voglia svanisce, mentre aspetti il prossimo passo, personale o lavorativo per i più fortunati, che ti ricaricherà le batterie.

Ebbene io poco fa ne avevo fin sopra i capelli, così seguendo il flusso della mia dissertazione, poi anche condivisa con qualcuno, ho trovato che questa canzone ad hoc dovesse chiudere la nottata… Anche perché vuoi mettere il tuo trio preferito che corrobora la tua tesi? Avevo deciso che la cosa migliore che avrei fatto sarebbe stata andare a dormire, ma almeno avrei dormito con la coscienza pulita! Mi sarei detta, prima di contare le pecore: ecco, lo vedi? Non sei tu inaridita,è  l’amore che non esiste.

Poi parte il video e, chissà perché, stavolta non ci trovi più tanta crudezza! Da 1 minuto e 6 secondi in poi il tuo cuore ha iniziato a battere e non ha più smesso! Eppure non era mica la prima volta che lo guardavo. Bel guaio adesso, come farò a dormire col batticuore?!

Beh, quasi quasi ci scrivo un post.

Just kids

“Ridevamo spesso di noi da piccoli: ci dicevamo che io ero stata una bimba cattiva che si era sforzata di essere buona, e lui un bravo bambino che si era sforzato di essere cattivo. Nel corso degli anni i nostri ruoli si sono invertiti, poi invertiti di nuovo, finché non abbiamo accettato la nostra natura duplice. Entrambi racchiudevamo principi opposti, luce e tenebra”.

 

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Mi chiedo perché abbia aspettato tanto.

Perché si lascia un libro tanto tempo in attesa su uno scaffale, prima di decidere che è arrivato il momento di leggerlo?!

Ilaria Graziano & Francesco Forni in Velvet

Immaginate un saloon da film western pieno di cowboy e pistoleri, cappelli di paglia e camperos, nel mezzogiorno di fuoco tra cavalli selvaggi al galoppo… Oppure un veliero di pirati all’arrembaggio, di bucanieri alla ricerca di tesori nascosti da depredare.

Poi prendete la voce graffiante di una magnifica Ilaria Graziano, datele un ukulele, e mettetela accanto alla chitarra di un eccellente Francesco Forni dalla voce calda… Vi ritroverete ad assistere allo spettacolo di un fantastico duo che vi accompagnerà durante un viaggio tra ballate blues e folk, tra racconti di sogni e leggende di briganti.

Una coppia di cui feeling e bravura sul palco emozionano e coinvolgono sempre.

Il successo, dopo il loro primo disco insieme “From Bedlam to Lenane” (da cui sono stati tratti due video per “La strada” e “Love sails”), è stato confermato dal secondo: “Come 2 me”, da leggere in italiano “come due me” o in inglese “come to me”.

Di quest’ultimo è il video del singolo “Io sono”:

Come se non bastasse, il genio del trombettista Roy Paci (dapprima noto ai più per la presenza come frontman nella band di Zelig) ha creato nuovi arrangiamenti del duo Graziano-Forni per un neonato quartetto di fiati. Da un’idea di Vincenzo Presta, sono così nati i Velvet Brass con Stefano Olevano (corno), Giulio Rosa (basso tuba) e Giorgio Giovannini (trombone), capitanati e diretti da Roy Paci.

Era il primo marzo 2014 quando sul palco dell’Angelo Mai (pochi giorni prima che, ahimè, il centro sociale venisse messo sotto sequestro) si esibivano Ilaria Graziano e Francesco Forni, per la prima volta insieme agli ottoni dei Velvet Brass.

Quel concerto, che vide una partecipazione calorosa e ben più numerosa di quanto forse ci si aspettasse, fu il segno che quella sessione inedita poteva essere l’inizio di un sodalizio promettente… La conferma è arrivata lo scorso 23 maggio quando, in occasione della seconda edizione del Roma Folk Fest, Graziano e Forni si sono esibiti nuovamente insieme a Roy Paci e i Velvet Brass.

Noi speriamo che questa collaborazione continui… In sei sul palco quelli lì sono incredibili, trascinanti e coinvolgenti, tra il morbido e lo sfacciato!!!

Angelo Mai, 1 marzo 2014 Foto di © Simone Cecchetti

Angelo Mai, 1 marzo 2014
Foto di © Simone Cecchetti

 

 

 

 

 

"Improvvisazione 26" di Vasily Kandinsky, 1912

Jam session /on

Image: “Improvvisazione 26” di Vasily Kandinsky

Certe jam session sono segreti di felicità a breve termine!

Certa musica improvvisata lì per lì, su due piedi, che esca perfetta così come la si sta facendo per la prima volta, resta comunque unica.  Si potrà provare a rifarla uguale, ma con tutto lo zelo e l’impegno possibili, non verrà mai identica a prima.

L’improvvisazione è, di per sé, sempre irripetibile e acquista un valore immenso proprio per quel suo essere, letteralmente, una tantum*!

Tanti pezzi, passati poi alla storia, sono nati dalla registrazione (a volte pure casuale) di un’improvvisazione eccellente che andava conservata a tutti i costi.

Il grande spettacolo nel cielo dei Pink Floyd è uno di questi, ad esempio. La voce femminile che sentite aveva del tutto improvvisato, giocandosi la seconda occasione che il gruppo le aveva accordato (dopo una prima registrazione non proprio soddisfacente)…   Ancora oggi non esiste al mondo una sola eco di quella Clare Torry in “The great gig in the sky”!

Perciò, pur  essendo io, per indole, una Sregolata… Una delle mie pochissime certezze, voglio scriverla qui.

 Piccola regola per la vita, IMPROVVISATE!

…SEMPRE.

 

 

 

*ebbene sì, dobbiamo sfatare un comunissimo errore linguistico. “Una tantum”  non vuol dire “una volta ogni tanto”, ma “una volta soltanto”! Una e mai più.