Ricette essenziali

Una domenica essenziale, passata in casa a espletare le minime funzioni biologiche. Il caldo costringe allo stretto necessario. Dormire. Bere, tanto. Mangiare, solo se si ha fame, rigorosamente sano e fresco. Respirare, soprattutto, tanto e bene.

Vagare per le stanze in tenuta quasi adamitica testando la seduta più fresca. Le persiane serrate e le imposte aperte nell’estremo tentativo di far circolare un po’ d’aria lasciando fuori l’afa e il frinire fisso delle cicale. Nelle ore canicolari di questa estate novella la strada si tace, come nel coprifuoco di una città sotto assedio. Restano i quadrupedi a cercare ombra sotto i cipressi mentre qualche passante incede solitario con passo strascicato, la fronte imperlata di sudore e il fiato corto.

La gatta si è acquietata pure lei. Indulge spesso alla vaschetta dell’acqua fresca e si sdraia sul pavimento per alternare il refrigerio dei mattoni al madore delle gambe e al calore del copridivano.

Le labbra sul collo di una bottiglia appena estratta dal freezer e l’acqua ghiacciata che scende lentamente attraverso l’esofago. Il getto freddo del rubinetto su polsi e caviglie. Chiudi gli occhi e provi a stare sulla spiaggia, steso sul bagnasciuga con l’andirivieni del mare sulle gambe. O tra gli scogli umettati dalle onde, a nuotare sott’acqua, con gli occhi aperti e il respiro bloccato.

Ma l’essenziale non si cura del tempo che passa né del luogo in cui si trova, pensa solo a sopravvivere. Dunque: occhi chiusi – respiro calibrato – movimenti indispensabili.

 

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Ciao ciao domenica

La settimana scivolata con orari di ufficio, tra incontri coi colleghi e impegni privati. Il venerdì con il lavoro seguito da concerti prolungati in lunghissime serate tra amici.

Il sabato di hangover e poi la domenica. Che nemmeno ai tempi della scuola, tra catechismo e compiti. La semplicità di un ritmo che, per il momento, non suona affatto male, anzi suona benissimo.

La sveglia ritardata e il brunch dell’una. La pila di vestiti sulla sedia e le paia di scarpe sotto la poltrona. Le lavatrici e le pulizie del fine settimana. La toelettatura e la passeggiata domenicale.

Fermarsi in piazza ad ascoltare l’orchestrina di un’accademia musicale, mangiare un pezzo di pizza e chiudersi in un cinema lasciando fuori il resto del mondo.

Un cartone animato* che ci ripensi e dici: “geni maledetti!” Uno di quelli che sono film di animazione per gli adulti, con quella psicologia che, forse, avrebbe fatto invidia pure a Freud. Una di quelle storie semplicissime, che hanno a che fare con le emozioni. Come tutto, del resto. Però ti aiuta a ricordare che per Gioia è necessaria Tristezza. 

E allora mi viene in mente il favoloso Leopardi e il Sabato del villaggio e … Banalità simili.

Mentre l’ultima sigaretta della settimana fuma al fresco della terrazza, si alza l’eco lontana di qualche piano bar che fa più o meno così:

Buona domenica, tanto tua madre non capisce,
continua a dirti “Ma non esci mai?
Perché non provi a divertirti?”
Buona domenica, quando misuri la tua stanza,
finestra, letto e la tua radio che
continua a dirti che è domenica.
Ciao, ciao domenica, passata a piangere sui libri …

Che poi uno ci ripensa e il ricordo di quelle domeniche fa venire i brividi, di fronte a questa semplice normalità. Eppure che fatica guadagnarsela! E tenersela stretta! Poi magari inizia a non bastarti più nemmeno quella… E allora facciamo che per il momento va benissimo così, che è bello finché dura, se dura.

Ciao, ciao domenica!

*”Inside out”. Assolutamente consigliato!