Una musica può fare.

Il 6 aprile scorso, a Roma, nel parco di San Sebastiano adiacente all’ Angelo Mai altrove occupato è accaduto qualcosa di magico.

Il centro sociale è, purtroppo, sotto sequestro dal 19 marzo per associazione a delinquere [https://biancalba.wordpress.com/2014/03/20/angelo-mai-adesso-davvero-occupato/].      Così nell’attesa che qualcuno sveli l’arcano dietro a questa vicenda e che “il nostro caro Angelo” torni al più presto a volare, tantissime persone si sono attivate per la realizzazione di una giornata fuori dall’ordinario… Un altrove appunto, per quanti sognano un mondo diverso, fatto di leggi umane, ma soprattutto di grandi ideali. Nessun eccesso, nessun estremismo… nessuna utopia! E’ accaduto tutto per davvero. Si è respirata l’aria buona di una caldissima giornata primaverile nello stile anni ’70 e si è ascoltata musica dal vivo, suonata dai professionisti che si sono avvicendati, senza interruzioni, per ben più di dieci ore. La piccola collinetta che lì si erge appena è stata il palco improvvisato per uno spettacolo che ha acceso nuovi desideri, ha creato nuovi incontri e ha dato concretezza a quanti sognano ancora, con i cuori tra le nuvole e i piedi sull’erba.

Una grande dimostrazione di quanto un gruppo, che condivide stesse idee e stesse visioni  del mondo, possa fare senza nuocere a nessuno e senza violare leggi divine! Autodeterminismo, autocontrollo, autogestione sono state le parole segrete per questa macchina umana dall’ingranaggio perfetto. Non si può descrivere la bellezza  che sono riusciti a creare artisti, organizzatori, fonici e tutti i collaboratori di buona volontà. I bambini hanno giocato, i giovani si sono divertiti in allegria e spensieratezza, qualche adulto è pure venuto a curiosare, forse nella voglia di rivivere qualche ricordo.

Tutto questo è stato possibile soprattutto grazie alla presenza massiccia degli artisti che sono andati in soccorso. Oltre ai tanti musicisti “di casa”, Piero Pelù (trovandosi a Roma) ha voluto aprire il concerto con un fuori programma, mentre gli Afterhours sono venuti giù da Milano appositamente… Manuel Agnelli ha detto “noi non siamo qui perché siamo con l’Angelo Mai, ma perché siamo dell’Angelo Mai”, e a Roberto Dell’Era  è sembrato di “vedere una piccola Woodstock”.

Insomma una giornata che non aveva niente da invidiare al caro e vecchio Concertone del Primo maggio… Anzi, io che in Piazza San Giovanni ci sono stata quasi sempre negli ultimi anni, posso dire che questo è stato ben più rilassante e godereccio di certi bagni di folla tra scalmanati in preda a crisi esaltate, che rubano zaini sfuggiti per un secondo allo sguardo vigile del proprietario, che distruggono i bagni chimici messi a disposizione e riducono le aiuole a un campo di bottiglie di vetro (quando va bene). Ma si sa, è così, c’è bisogno di sfogare un po’ di rabbia giovane, e divertirsi come se non ci fosse un domani  a volte è necessario. Eppure questa domenica al parco San Sebastiano non c’erano ambulanze, nessuno è andato in coma etilico o si è fatto male per qualche botta durante una pogata. Non c’erano transenne né divisioni tra chi conta e chi no e ciascuno ha contribuito con la propria presenza. Però c’erano i blindati della polizia…

Il grande Giorgio Gaber diceva “libertà è partecipazione”, e domenica al Parco San Sebastiano la partecipazione è stata tanta e di tanti, ed effettivamente un po’ liberi ci siamo sentiti.

Speriamo si capisca che movimenti culturali dal basso ed eterotopie non vanno demonizzati né repressi per paura del libero pensiero. Piuttosto vanno accolti e riconosciuti, probabilmente con regolamenti ancora da  definire…  Magari da “rubare” ad altri paesi europei, dove esperienze simili sono ormai perfettamente integrate.

Per farvi un’idea di cosa è successo domenica, guardate questo video-riassunto…

 

Questo 8 marzo si chiama Costanza Cruillas… E’ donna e suona il basso elettrico!!!

foto di   ©Melania Stricchiolo

Costanza Cruillas sono il tuo nome e cognome, per gli “amici” anche solo “Costanza Cru”. Nata a Roma, vivi a Roma… O hai origini spagnole? Di’ la verità!

Effettivamente il cognome esotico lo devo ad antenati catalani, che però non ho mai conosciuto.

 

Come hai avuto la tua “vocazione” musicale?

Nella famiglia – partenopea – di mia madre, ci sono diversi musicisti. Io ho iniziato a suonare con strumenti giocattolo all’età di 4 anni, credo… Sono poi passata alla chitarra grazie a un mio zio, chitarrista classico. La  musica è nel dna familiare. Ricordo infiniti pranzi a casa di mia nonna in cui tutti cantavano e suonavano, da bambina associavo la musica ai momenti di allegria e spensieratezza. Insomma, più che una vocazione la definirei una “condizione” esistenziale.

 

Perché hai scelto proprio il basso elettrico? E’ stato amore a prima vista o sei una polistrumentista in incognito?

Un mio compagno delle medie aveva un box sotto casa, attrezzato e pieno di strumenti. In genere le ragazze stavano ad ascoltare, mentre io fremevo perché mi facessero partecipare, anche se ero molto timida. I ragazzi per lo più prediligevano la chitarra o la batteria. Una volta qualcuno  disse: “vuoi suonare? Prendi quello!” indicando questo strano strumento, pesante e con quattro grosse corde… mi sono subito innamorata di quel suono, mi sentivo il cuore pulsante della canzone… poi la cotta adolescenziale per Sid Vicious (sic!) ha fatto il resto!

 

Resterà tra noi (e i nostri lettori), come ha reagito la tua famiglia quando hai manifestato la volontà di diventare una bassista?

Ahahahahahhahah… guarda, a tutt’oggi pensano che sia una mezza matta… Quando il primo basso è entrato in casa (comprato da me con i soldi dei regali di Natale) lo sconcerto è stato generale… Si sono leggermente quietati la prima volta che mi hanno vista in televisione… ( per altro ero in playback…)
A modo loro mi hanno anche sostenuta, ma senza capire assolutamente cosa cavolo stessi facendo!

 

Secondo te quanto contano per un artista il contesto familiare in cui si cresce e il tipo di educazione che si riceve? Quanto e come, secondo te, incidono nello sviluppo e nel potenziamento del lato creativo?

È una domanda difficile! Ci sono artisti eccelsi provenienti da contesti sociali e familiari assai diversi. L’idea che mi sono fatta è che l’educazione incide molto quando è orientata a sviluppare  fiducia in se stessi,  quando fa crescere  persone in grado di pensare con la propria testa, quando aiuta a imboccare quelle strade che corrispondono ai talenti e alle inclinazioni personali, che si sia un musicista, un artigiano o uno scienziato…   Intendo dire che è più facile avventurarsi in percorsi precari, accidentati e difficili – come spesso sono quelli di chi intraprende attività creative – se si ha di base un’attitudine alla fiducia e al buonumore. Ciononostante ho anche conosciuto artisti geniali osteggiati dalle famiglie e cresciuti in ambienti poco stimolanti culturalmente. Un ambiente sano ti può sostenere se fai un lavoro che richiede creatività, ma se sei un artista – che è tutt’altra cosa – lo sarai anche nell’ambiente più ostile e degradato.

Non resisto adesso, da donna, devo proprio chiedertelo. Cosa vuol dire essere una bassista in un mondo di musicisti (uomini)?

Vuol dire innanzitutto godere di un’attenzione privilegiata da parte del pubblico, con tutto quello che ne consegue, nel bene e nel male. Per quello che riguarda il rapporto con i colleghi maschi dipende molto dalle persone che si incontrano. Qualche anno fa alcuni inizialmente erano diffidenti, altri entusiasti a priori… Direi che ormai però mi sento perfettamente integrata. Resta il problema delle soste in autogrill durante i viaggi… noi donne abbiamo la vescica più piccola…

Sicuramente ci sono ancora un po’ di pregiudizi nei confronti delle donne musiciste, a te hanno mai fatto “mobbing”? 

Mobbing in senso stretto non direi. A volte non mi hanno scelta perché “le donne nelle band fanno solo casino”… Altre volte invece hanno preferito me perché “la donna bassista è ganza”… personalmente ho sempre detestato entrambi gli atteggiamenti.

Cosa consiglieresti ad una ragazzina che voglia intraprendere lo studio di uno strumento off-limits per una donna?

Premetto che non penso che il basso sia uno strumento off limits per una donna, nella musica moderna ci sono più bassiste che chitarriste o batteriste, ad esempio. La mia teoria è che il basso in una band abbia un ruolo molto femminile…  sostiene la band ma senza la necessità di essere in primo piano, fa da mediatore tra il ritmo, l’armonia e la melodia…  Sostenere, mediare…  è quello che fanno ogni giorno milioni di donne nel mondo!! Tornando alla  domanda, a una ragazzina per prima cosa consiglierei di iscriversi a una  seria facoltà scientifica! Se poi proprio questa ragazzina insistesse, le direi di seguire le sue inclinazioni con tenacia e coraggio, di non farsi scoraggiare dalle opinioni degli altri e soprattutto di divertirsi e prenderla come un gioco.

Mi è sembrato di capire che non hai un gruppo fisso, ma suoni con diversi artisti… E’ solo per la bella idea che sta dietro al concetto di condivisione della musica o perché la crisi si fa sentire anche per voi musicisti e i “collettivi” sono una buona soluzione?

Per entrambi i motivi. È stimolante da un punto di vista creativo suonare in varie situazioni con musicisti diversi, ed è anche necessario – almeno per quel che riguarda me – dal punto di vista economico. 

E’ iniziata da poco la promozione dell’ultimo album realizzato con Leo Pari, “Sirèna”. Sembra stia andando molto bene… Cosa ti aspetti tu esattamente?

Mi aspetto che Leo Pari abbia sempre più successo, perché se lo merita, è una persona speciale e un artista incredibile! “Sirèna” è un disco molto bello e non mi sono sorpresa affatto che stia andando così bene. Inoltre la band è solida e ben affiatata… insomma ci divertiamo quando siamo in giro!!

Secondo le leggende musicali, il bassista rimorchia un po’ meno rispetto agli altri della band… E’ vero? O per le donne è diverso?

Questa regola per le donne bassiste non vale… noi rimorchiamo sempre e comunque! ahahahhahahaha 

Ancora una domanda da donna a donna: quanto è difficile decidere cosa indossare quando sai di essere l’unica donna sul palco? Opti per il total black da buona rocker o gridi la tua femminilità per non passare inosservata?

Generalmente preferisco il total black, con gonna. A volte però faccio scelte diverse quando lo spettacolo lo richiede.

Adesso invece ti vorrei chiedere di un argomento che so esserti molto a cuore, penso anch’io che sia bene fare una piccola riflessione al riguardo… Parliamo di quando e del perché sei diventata vegetariana.

E’ un aspetto della mia vita a cui tengo molto! In realtà non mangio nessun cibo che non sia di origine vegetale, quindi neanche uova e latte/latticini. Il percorso verso questa scelta è stato molto lungo e ponderato, i motivi sono tantissimi. La principale spinta da cui scaturiscono tutte le altre, viene dall’assoluto rispetto che nutro per ogni creatura vivente. Alimentarsi con cibi vegetali significa – naturalmente – non accettare che animali vengano barbaramente torturati dalla nascita alla morte per fornire cibo agli umani (e questo avviene anche alle galline ovaiole o alle vacche utilizzate per la produzione casearia), ma anche credere in un consumo consapevole delle risorse, che tenga conto dei bisogni di tutti gli uomini e non solo degli occidentali fortunati. Non voglio dilungarmi sugli sprechi che l’allevamento industriale intensivo comporta ai danni del pianeta e delle popolazioni più “svantaggiate”, ormai è facile informarsi e costruirsi un’opinione personale. Anzi, approfitto per invitare tutti a farlo! 

In fin dei conti, significa voler bene a se stessi e aver cura di questo tempio dell’anima che è il nostro corpo… E, in quanto donne, sappiamo ancora di più quanto sia importante!

Certo, il rispetto che ritengo dovuto a ogni forma di vita, poi, vale anche per me stessa in quanto essere vivente, quindi preferisco non intossicare il mio corpo con carni imbottite di ormoni e antibiotici… Per la stessa ragione non uso farmaci, controllo le etichette dei cosmetici e cerco di comprare verdure di stagione, preferibilmente prodotte a km 0. Certo, tutto questo costa un minimo di impegno, di contro però non ho un raffreddore né un mal di testa da tempi immemorabili, dormo benissimo, mi sveglio ben riposata e di buonumore e mi sento nel pieno delle forze! È una scelta che mi sento di consigliare. Limitare al massimo il consumo di carne è comunque già un primo passo importante!

 

Proveremo a pensarci sicuramente, in ogni caso è un gran bello spunto per riflettere… Grazie Costanza e… Buon 8 marzo a noi!!!