Il linguaggio segreto delle donne

Photo by Sarah Ann Lorethhttp://www.sarahannlorethphotography.com/ )

Ogni donna si sarà trovata in situazioni in cui l’errata decodificazione di un messaggio femminile ha creato fraintendimenti o alzato un enorme muro di incomunicabilità con l’uomo. È vero che spesso le donne sembrano cambiare idea, ma è solo perché consideriamo diversi punti di vista. Questa volta però prenderemo in considerazione un solo punto di osservazione: quello delle donne complicate o complesse, problematiche e un po’ paranoiche (e quale donna non si è sentita così almeno una volta?). Cercando di abbassare di un palmo quel muro di incomunicabilità, ho iniziato a raccogliere alcuni dei tanti casi in cui il multiforme mondo femminile può sembrare oscuro a quello maschile, scientificamente riconosciuto come più lineare…

  • DECODIFICARE IL LINGUAGGIO DI UNA DONNA IN COPPIA

In un paese che ha fatto delle Mamme le eroine del focolare domestico, le genitrici di uomini mammoni e di donne represse… Sarà bene ribadire che alla luce dei cambiamenti dell’ultimo secolo, il linguaggio di alcune donne, almeno quelle che vogliono realizzarsi nella vita professionale, è un po’ cambiato. Premesso che per alcune questo non vuol dire trasformarsi in androgine manager senza un briciolo di sensibilità femminile, né voler rinunciare a una famiglia con prole al seguito… Dobbiamo ricordare che una donna può avere entrambe le cose, senza dover scegliere tra affetti e carriera. Non deve sacrificarsi a una scelta esclusiva né votarsi unilateralmente a una cosa o all’altra.

Oggi mi sento un po’ giù = aspettavo che arrivasse una risposta, che qualcosa cambiasse la mia routine quotidiana e invece non è stato così.

Oggi mi sento molto insoddisfatta = non dipende dal mondo esterno, ma dal mio mondo interiore: potevo fare di più, sono io a non essere abbastanza (brava, intelligente, qualificata, indipendente, autosufficiente … potete aggiungere a piacere gli aggettivi più virtuosi che vi vengono in mente).

Oggi non ho combinato nulla = non importa che abbia sistemato e pulito casa, preparato pranzo e cena, fatto il bucato, che abbia concluso ben due consegne da mandare in ufficio, preso accordi telefonici o telematici con contatti lavorativi, dividendosi tra un dispositivo tecnologico e l’altro… Il multitasking non è mai abbastanza e, in ogni caso, lei ha fatto tutto senza muovere un passo fuori di casa, mentre voi siete stati a zonzo per la città, fiaccati dalla ressa sui mezzi. Non importa che abbiate risolto la metà delle cose che ha risolto lei, che nel frattempo vi siate anche rifocillati con chiacchiere tra colleghi alla pausa pranzo o all’aperitivo del dopolavoro… Lei penserà che la sua immobilità fisica sia anche inoperosità.

“Caspita credo che questo film meriti” (guardando un nuovo trailer) = spera accettiate spontaneamente di andarci con lei non appena il film uscirà nelle sale… Ovviamente per evitare le vostre lamentele o il vostro muso lungo alla fine ci andrà con le amiche o addirittura da sola.

“Stasera prendiamo la macchina o usciamo con i mezzi?” = vi sta chiedendo se deve mettere scarpe comode per poter fare chilometri a piedi (e innervosirsi tutta la sera se una volta di troppo vi cascherà l’occhio sulla pupa con tubino attillato e tacco 12) o potersi sentire bella con un paio di décolleté, senza per questo soffrire le pene dell’inferno.

“Ho le mie cose e sono gonfia come un uovo, ma proprio stasera dovevamo accettare quest’invito?” = vi sta dicendo che è nervosa e non si piace. Qualsiasi cosa direte, non cambierà la percezione che lei ha di se stessa allo specchio. In questi casi c’è bisogno di sentirsi più desiderate del solito…

“Lasciami perdere, non ho nulla” = nel marasma di preoccupazioni che ho, non so neppure quale sia il pensiero che più mi dà noia, ma sì ho qualcosa… Non abbandonarmi al mio malumore, chiedimelo ancora una volta e poi abbracciami e baciami, vuol dire che ho bisogno delle tue attenzioni.

“Forse dopo questa, è meglio davvero che la chiudiamo qui, non chiamarmi più, non cercarmi più” = ti sta chiedendo di inseguirla e di farle cambiare idea. In realtà lei hai già cambiato idea, nel momento in cui si è voltata di spalle per andare via, ma vuole che tu la faccia sentire amata e desiderata, per lei sarà la dimostrazione che non vuoi lasciarla.

  • DECODIFICARE IL LINGUAGGIO NELLA FASE DI CORTEGGIAMENTO (DI LUI)

Per quelle donne invece che hanno ormai rinunciato alla vita di coppia e si trovano ad avere qualche appuntamento di tanto in tanto, nella speranza sopita che un potenziale compagno si nasconda da qualche parte… Ricordatevi che l’amore è chimica. Non è solo affetto, dedizione, comunità d’intenti e condivisione di interessi, né solo attrazione fisica e sesso. È chimica, un indefinibile tutto e niente. Per fortuna, se la chimica c’è una donna se ne accorge subito, se non c’è, una donna sa che non arriverà neanche al decimo appuntamento passato in piacevolissima compagnia, perciò:

“Sì, d’accordo andiamo a fare un aperitivo” se lui è simpatico e sembra perfino intelligente, è superattivo e pieno di interessi (magari comuni), dà una piacevole compagnia, è carino e non sembra uno psicopatico. Lei ha deciso di accettare il tuo invito per un aperitivo/cena. Un aperitivo o una cena. Tutto qui. Non è detto che ci stia. Non importa che prenda una seconda bevuta o che accetti una passeggiata dopo la cena… è solo perché si trova bene a chiacchierare.

“Ci vediamo direttamente al punto X e poi decidiamo dove andare”: significa “ognuno arriva per i fatti suoi”, non voglio sentirmi Cenerentola e non sei il mio ragazzo (forse mai/non ancora/ non lo so ci devo pensare/ma penso proprio di no). So che fai tutto questo per ottenere qualcosa, ma dopo averla ottenuta, non ti comporterai più così e sarai molto meno premuroso, perciò non illudermi, non farlo neppure adesso.

“Paghiamo a metà”: non è che lei si diverta a spendere a destra e a manca, semplicemente non è un’opportunista succhiasoldi e non vuole che il tuo gesto di offrirle qualcosa la possa mettere a un certo punto nell’imbarazzo del do ut des (perché è così). Apprezza la sua correttezza: ti dirà di no, ma almeno non ti avrà spillato soldi nell’attesa che ti dicesse sì.

  • DECODIFICARE LE CONVERSAZIONI IN CHAT

Una faccina sorridente: NON è sintomo di apertura verso di te, ma solo segno di simpatia e gentilezza. Non ti sta dicendo “ho voglia di baciarti”, né ti sta promettendo che lo farà, si sta solo assicurando che tu non scompaia dopo che ti avrà detto di no, quando e se ti sarai dichiarato… In realtà lei spera tu non lo faccia, perché è piacevole stare a conversare con te e di questi tempi è difficile.

Un pollice alzato: vuol dire che non ha nemmeno aperto la chat e non ha voglia di scrivere o semplicemente va di fretta, ma è ok. Cioè “sì, dici bene sono d’accordo” oppure “grande! Ci sei arrivato finalmente!”: la differenza dipende dall’interlocutore in questione.

La faccina che manda il bacio col cuoricino: non sottende per forza una sfumatura maliziosa o ammiccante. È solo che non esiste la manina che fa “ciao” e le poche in circolazione sono davvero bruttissime… Per gusto estetico, meglio la faccina, ma, ribadisco, “la faccina ti manda un bacio” vuol dire “ciao” e non “vorrei baciarti”.

Il cuore: grande o piccolo che sia, un cuore si può inviare per profondo affetto a un AMICO e “la regola dell’amico non sbaglia (quasi) mai” oppure perché quello che avete allegato nella conversazione è di altissimo gradimento, stop. Non vuol dire “segretamente ti amo”.

Più che altro miei cari uomini dovete imparare che di segreto, in certi casi, c’è veramente molto poco. Le emozioni importanti sono sempre chiare e lampanti, non lasciano spazio a dubbi perciò dove non capite o trovate oscurità forse è solo perché siete poco attenti… Dalle mie parti si dice “amuri, biddizzi e dinari su tri cosi chi nun si ponnu ammucciari”, ecco appunto la saggezza dei detti antichi…

Iniziando a finire

30 Dicembre 2014. Odio dover fare bilanci, nella maggior parte dei casi pendono dalla parte sbagliata o magari, chissà, è solo un difetto di prospettiva… Tuttavia è stato un anno fondamentale come mi ricorda qualcuno, così trarne anche qui qualche conclusione sembra  almeno doveroso.

Non so mai da dove iniziare; quando c’è troppo da dire, è difficile risultare esatti… Ma per imboccare la strada più semplice per obliterare questo 2014 sarà il caso di partire dal 31 dicembre 2013. Sì che rileggersi è sempre una grande prova di coraggio perché devi accettare di trovarti ridicolo, ridondante, scontato e pietosamente autoreferenziale, ma se non si osasse farlo, probabilmente non scriverebbe più nessuno. Così dopo aver riletto quel post “sbrodoloso” e moralista sui BUONI PROPOSITI per il 2014, ho deciso di non fare alcuna lista per il 2015. Anche perché i buoni propositi si infrangono sistematicamente. Se, da ex fumatore, consigliavi agli altri di smettere di fumare, vedrai che invece proprio tu potresti aver ripreso! Se, da abbonato, consigliavi caldamente di acquistare la tessera annuale dei mezzi, potresti aver viaggiato un anno intero con il biglietto da una corsa comprato al bisogno. Se poi ti riproponevi di avere più fiducia negli esseri umani, probabilmente sceglierai di prendere un gatto come unico compagno e realizzerai che forse prima dovresti fare i conti col marcio che è in te. Almeno, forse, avrai imparato a vivere bene in solitudine…

Ecco allora qualche piccolo miglioramento quest’anno c’è stato. Perché  alla fine il proposito migliore per il 2014 era proprio una parolina magica che non c’era in lista: resilienza era il termine eponimo dell’anno nuovo!

Trovo, in tutta sincerità, che a quei tempi questo insulso blog fosse solo mediamente autoreferenziale. Sarà forse perché a me capita di immedesimarmi in certe intime riflessioni altrui, ma credo che quando si scrive per ispirazione si parte quasi sempre da esperienze ed emozioni personali per poi astrarre a un generale che possa servire anche ad altri. Alla fine penso che al 100 % dolore, sentimenti ed emozioni siano in qualche modo comunque autoreferenziali… Tuttavia qualcuno che, ad esempio, avesse letto allora quel post e si fosse trovato ad aver bisogno anche lui di “rimbalzare”, si sarebbe potuto sentire un po’ meno solo.

Comunque, cercando di non divagare, vorrei concludere… Che gli abbracci devono essere tanti sì, ma meglio se gratuiti e disinteressati. Che puoi partire e andare lontano quanto vuoi, ma se non ti emozioni con chi si emoziona per le stesse cose tue, beh…  Che puoi arrabbiarti e parlare, parlare, parlare, ma devi condividere solo con chi lo merita, perché ogni singola parola travisata può avere conseguenze irreparabili.

Detto questo, non so bene cosa ne sarà in futuro di Biancalba, forse finora è servito più a me che a eventuali lettori…  A me ha aiutato a superare un anno particolare e a conoscere persone dall’anima affine alla mia, relazioni che un po’ mi hanno salvata.

Non so negli altri mondi possibili, ma in questo in cui viviamo ogni cosa ha un inizio e  una fine. Mi chiedo quale sarà la conclusione di questo piccolo spazio personale.

In ogni caso, per il momento, chiudere quest’anno recuperando uno dei  primi post pubblicati, potrebbe essere già una buona fine. Con composizione ad anello e un finale aperto… Mi sono sempre piaciute le storie così!

Maledette parole!

È vero.

Troppo spesso

facevo fumo con le parole.

Pronunciate o scritte,

sussurrate e gridate.

Ma tu hai risposto

con un pugno di fatti.

Darti torto?

Forse sì o forse no.

Un bel pugno, così,

dritto sul cuore!

A ricordarmi

che eri ancora capace

di farmelo battere.

Pensavi fosse? Pensa meglio la prossima volta!

Photo by ©Robert Doisneau

Un bel corpo ci attrae e un bel viso ci rapisce, ma le parole e i pensieri bastano per sedurre.

I primi calamitano, i secondi conducono dovunque! Dobbiamo solo decidere se vogliamo seguire o guidare qualcuno.

E l’amore, questo splendido e insondabile mistero dell’animo umano, cos’è? È inseguimento, è guida, o forse entrambi? Attrazione o seduzione? Perché sembra quasi che nell’amore essi siano due fattori ad esclusione reciproca… O provi l’una o l’altra. (Per le poche eccezioni, non preoccupatevi, è solo fortuna, e temporanea per giunta!)

Altrimenti, se non soggiaci alle scelte remissive di chi si accontenta di ciò che trova (come se non avesse ancora capito che “amore” è ricerca continua), ti aspetterà un percorso piuttosto solitario, almeno sotto questo punto di vista.

Insomma qui sembra proprio che o sperimenti ricette già collaudate o ti mangi la minestra bruciata… Perché troppo pochi sono quelli che leggono con attenzione il N. B.!

 

NOTA BENE: la ricetta esiste, ma la devi inventare e collaudare tu!

Chirurgia verbale

Delle tante domande che mi pongo,

le risposte più rassicuranti mi provengono più spesso

dall’origine e dal significato delle parole…

Si possono studiare, analizzare, interpretare, semantizzare in più modi.

Ci si può divertire a dividerle e a spostarle da una parte all’altra,

in un allegro taglia e cuci…

Ma davanti alle etimologie incerte

annaspo!