La fiducia è gratuita

Ho menato finora la mia breve esistenza aggrappandomi alla strenua convinzione che l’Amore fosse l’unica vera panacea. Ho scoperto, a un certo punto, che non è sempre così.

 

Spesso l’amicizia può darci l’input, quella spinta a ripartire che non troviamo da soli. Perciò tante amicizie possono salvarci.

Lontane e vicine, fraterne o superficiali, nuove o consolidate, “social” o vissute, meteore o stelle fisse…

Amicizie deluse. Tradite. Svilite. Sospese. Parziali. Totali. Recuperate. Ritrovate.

Qualsiasi definizione diamo loro (se proprio dobbiamo farlo), ciascuna di esse ci apporterà qualcosa di buono in più… Teniamolo bene a mente, soprattutto quando, sulla scia di cocenti delusioni incassate, sarà forte la tentazione di non darsi più in futuro ad alcun tipo di rapporto umano.

Se invece daremo alle persone giuste la possibilità di entrare nella nostra vita, potrà anche capitare che l’avventura si riveli piacevolmente sorprendente. Tanto da ritrovarci estremamente riconoscenti, con una gratitudine che non sappiamo se avremo sempre la capacità di ricambiare.

 

E alla fine mi dico: ma non c’è forse nell’amicizia anche un bel po’ d’amore?!

 

amicizia-2

Annunci

“L’uomo, questo sconosciuto…”

Image: “Autoritratto molle con pancetta fritta” di Salvador Dalì

 

“Ci conosciamo?”

-“Mi sembra di sì!”

-“Ahahah, ecco, ti sembra…”

Ho spesso pensato che dire di una persona “non la conosco bene” fosse tanto inutile quanto dire “sì la conosco bene”.  Forse per questo mi trovo sempre tanto bene tra sconosciuti… Voglio dire, davvero pensi che possiederai mai il segreto dell’essere di qualcuno?

Quando diciamo “una persona non finisci mai di conoscerla!”, cosa intendiamo dire? Esattamente questo:  l’animo umano è realmente inconoscibile, inafferrabile, e, talvolta, perfino a se stessi (se non di più).

In certi casi della propria vita si compiono gesti, si prendono decisioni, che da noi stessi non ci saremmo aspettati prima.  In quei casi tocca ri-conoscersi un’altra volta, ri-presentarsi. Intanto a se stessi. Poi agli altri.

Gli altri che magari diranno “lo vedi? Non si finisce mai di conoscere qualcuno! Ad esempio, questo non me lo aspettavo, non è proprio da lui!” (Verrebbe da rispondere “ah sì? E perché sapresti davvero cos’è da lui invece?”) La vita mette davanti ogni giorno nuove sfide, impone scelte diverse ad ogni bivio, trivio o quadrivio… Noi ci adattiamo ad esse e sopravviviamo come meglio possiamo, per il semplice istinto animalesco all’autoconservazione. Proprio come le belve, saremo disposti a tirare fuori le unghie e graffiare, quando ci sentiremo in pericolo.

E allora, che differenza può fare conoscere una persona superficialmente o credere, e presumere, di “saperla” fino in fondo?

Piuttosto, se si attenuasse almeno questa distinzione, si arriverebbe di certo più lontano…  Cadrebbero schemi preconfezionati, pregiudizi, errori di valutazione, criteri di giudizio disumani, antipatie preventive e schermi protettivi.

Non esiste un numero fisso di volte in cui devi incontrare una persona per poter dire di conoscerla, né un numero fisso di volte in cui avrai comunicato con lei, per poter dire “sì la conosco”. In realtà non potrai dirlo mai.

L’essenza umana non si può conoscere, però si può tentare di leggerla!

Ci sono cose che si leggono, negli occhi, nei gesti, nei movimenti, e nella maggior parte degli output involontari del nostro corpo. Quelli ti sapranno dire di una persona molte più cose di quante potrà rivelartene la sua bocca razionalmente parlante! Questa sì che potrà ingannarti e ti potrà illudere di “averla conosciuta”.

Si sa, la maggior parte dei nostri messaggi sono non verbali. Credo che siano anche nelle parole non dette e nei gesti non compiuti. Purtroppo dobbiamo limitarci a continuare a leggere, senza mai conoscere davvero. In fondo, di ogni  lettura ognuno ha la propria interpretazione…

 

-“Ah, pensavo ci fossimo già conosciuti… Beh, in ogni caso, allora piacere di nuovo”

-“Piacere mio!”