Ragazza, qual è il tuo nome?

Photo by  ©Robert Doisneau

Ore 12 di un fresco venerdì di luglio.

Accidenti, sono in ritardo… Come sempre!

Dopo la solita corsa agli incroci col semaforo pedonale giallo, salto sul tram che mi sta passando proprio sotto al naso … Come sempre.

Gettando un occhio a terra per non cadere sui binari e ai lati per non venire investita.

Trovo posto e mi siedo… Come poche volte.

Gambe accavallate, borsa sulle ginocchia e smanetto con lo smartphone… Come (quasi) sempre, ormai.

Oggi niente musica nelle orecchie. Non so perché, ma devo scaricare di nuovo Spotify e ho una connessione troppo lenta. Pazienza, ci riproverò più tardi… Meglio, così mi risparmio un po’ di batteria… Chissà a che punto della giornata mi abbandonerà!

Verona, Porta Nuova… Verona PN … Lo sa che PN sta per “Porta Nuova”? E’ una stazione di Verona, c’è mai stata lei?

Una voce mi fa trasalire e, sì, si rivolge proprio a me. Sollevo lo sguardo dalla tastiera e mi trovo di fronte due occhi presbiti puntati addosso.

Cogliendo all’inizio un certo nonsense in quell’esordio, rispondo totalmente impreparata e imbarazzata: eh no, sinceramente, non lo sapevo.  Mi pento subito per il mio stile laconico, appena capisco che il mio interlocutore non ha nulla del molestatore logorroico… Un settantacinquenne che ha lavorato alle ferrovie dello stato perché il padre era un macchinista. Adora Verona e, viaggiando gratis, c’è tornato tantissime volte.

Eh, ma io… Mica so’ un ragazzino! Ho prestato servizio durante la guerra mondiale anche… Lei dov’era, mica c’era durante la guerra…

Eh no, per fortuna, non esistevo ancora…

Inizio a provare una curiosa simpatia per quest’uomo  che potrebbe tanto essere mio nonno, al quale potrei fare mille domande su com’era la vita nel secolo scorso… Emana un forte odore di fumo e ha dei begli occhietti azzurri. È leggermente canuto e non gli avrei dato 75 anni, ma l’aria di ha lavorato sodo ce l’ha.

Ho lavorato per anni alle ferrovie, appena potevo, prendevo un treno… e via! L’altro giorno sono stato da mia sorella che festeggiava 50 anni di matrimonio…

(Beati loro! A quei tempi, sì, che i rapporti logori si ricucivano, ma magari poi erano pure più fighi con qualche toppa stile vintage. Oggi, si rifà il guardaroba nuovo ad ogni stagione!)

Non voleva che le pagassi la festa, ma io volevo regalarle per forza dei soldi… Avevo questo piacere! Le ho dato 1000 euro!!! Ah, ma io prendo una bella pensione veramente…

Beato lei! Rimbrotto io, un po’ impettita pensando a chi prende 500 euro al mese, ma col sorrisino di chi è stato ormai completamente conquistato da quella parlantina… (Beato lui, penso tra me e me! Io a trent’anni non avrò neppure il mio primo stipendio, figuriamoci quando saprò cosa significhi avere una pensione!)

Gli faccio notare che manca poco tempo, alla prossima fermata dovrò scendere… Ed ecco che tira fuori dal portafogli una vecchia foto in bianco e nero, di lui a ventidue anni in divisa militare… Sembra quasi un dagherrotipo per quanto è vecchia!

Vorrei chiedergli di più, ma è la mia fermata e devo scendere. Mi costringo a interromperlo con gentilezza, a malincuore, ma mi blocca di nuovo sulla porta: ragazza, mi dici almeno qual è il tuo nome?

Scaraventata sul marciapiede in fretta e furia, mi sento come ricaricata e ripenso al giovane su quella foto… A quanto possa piacere arrivare ad un punto della propria vita e voler raccontare tutto quello che c’è stato  prima. Questi nonnetti sono la memoria storica del paese, e per sciorinare le loro avventure, se ne vanno in giro con una foto nel portafogli… Forse come trofeo di una guerra che hanno combattuto ogni giorno per settantacinque anni.

 

 

Chissà su quali cornici futuristiche mostreremo la nostra gioventù ai nipoti… Per le nuove generazioni, sarà meglio iniziare a pensare al testamento digitale!!!

 

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Eredità tecnologica. Come gestirla?

In uno dei post precedenti https://biancalba.wordpress.com/2013/12/25/io-che-non-sono-una-hipster-ma-odio-la-tecnologia-a-tutti-i-costi-vi-spiego-perche/, qualche giorno fa, avevo tentato di esprimere la mia visione riguardo al progresso tecnologico in rapidissima ascesa di questi tempi.

Scegliere la posizione giusta non è facile per chi si ritrova, come dicevo, a metà tra la nostalgia dei genitori nati nei fifties e il futurismo delle generazioni nate già nell’era del touch. Non è facile per chi, come me, è nato negli anni ’80, è cresciuto in un contesto particolarmente nostalgico e poco avvezzo all’uso di internet e magari studia anche lettere antiche!

E’ un tema caldo perché siamo ad un giro di boa in cui si parla anche di riformare la scuola, tra le altre cose. In ogni riforma che si rispetti, c’è sempre da eliminare qualcosa e mantenerne un’altra. Bene, ma quale? Il discorso è complicato e un po’ di spunti interessanti sembrano profilarsi all’orizzonte.

E’ di questi ultimi giorni, ad esempio, la proposta di un decreto che potrebbe prevedere una detrazione fiscale per quanti “si ostinano” a voler comprare libri veri, corrispondenti ad un codice ISBN, cartacei, per intenderci, e non ebook. Così per non scoraggiare ulteriormente i pochi strenui amanti del libro, per salvare piccole librerie e solitarie o neonate case editrici, in pratica, ci sarebbe la possibilità di conservare lo scontrino e scaricare la somma spesa. E’ solo una buona proposta, ma resta ancora tanto da ridefinire, ad esempio come comportarsi con i libri in seconda mano, giacché anche quelli hanno un codice ISBN…

Dunque, cosa conservare e cosa no, dicevamo.

Vorrei, a questo punto, buttare sul tavolo del dibattito, da me sempre auspicato, la posizione di due voci autorevoli: Umberto Eco e Martin Scorsese.

Rispettivamente semiologo e regista cinematografico, di fama mondiale entrambi, che, interrogati sul tema della tecnologia da lasciare in eredità alle generazioni futurehanno risposto ciascuno secondo il proprio campo di interesse. Come dovrebbero comportarsi, secondo loro, i giovani? Il primo si rivolge al nipote, il secondo alla figlia, perciò non possono che essere dei buoni consigli dai quali trarre spunto.

Ve li ripropongo qui per chi se li fosse persi. Queste due lettere infatti (per chi le volesse leggere sulla carta stampata!) sono state pubblicate da L’Espresso, insieme a quelle di altri uomini ugualmente autorevoli.

http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715

http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/02/news/cinema-accendi-la-luce-che-e-in-te-1.147498

Io che non sono una “hipster”, ma odio la tecnologia a tutti i costi. Vi spiego perché…

Cosa c’è sotto il vostro albero di natale oggi?

A dire la verità, il mio è praticamente vuoto, la crisi non è di certo passata ed è palpabile il senso di lieve angoscia per l’anno che verrà, con tutte le stangate su tares e compagnia bella. Tuttavia non vuole essere un pensiero pessimista questo, non qui e non il giorno di Natale (si sa, talvolta so eccedere nel buonismo).

natale spiaccicato

Questo post scaturisce piuttosto da una esclamazione di mio padre col quale ieri mi trovavo in libreria a scegliere un paio di regali. Ammetto di aver perso (ma più che “perso” preferirei dire “occupato”) un bel po’ di tempo a scivolare, tipo scanner, lungo le pareti attrezzate del reparto narrativa, alla ricerca del libro giusto per i miei destinatari. Sono trasalita quando perfino mio padre, uomo di profonda sensibilità, cultore dei buoni libri e dell’ottima musica, mi ha detto: “perché non ci pensavi prima e li ordinavi su internet? Ti sarebbero arrivati direttamente all’indirizzo di casa, non avresti perso tempo e avresti anche risparmiato forse, ma avresti dovuto pensarci prima”.

Ora, premetto che mi ha fatto un po’ sorridere sentire un discorso del genere uscire dalle sue labbra, per la serie “l’allievo supera il maestro” e “questo mostro l’ho creato io” quando per la prima volta gli ho spiegato cosa fosse IBS. Allora mi sono indispettita, come faccio spesso, e ho inveito contro questa odiosa crisi che ci ha reso tutti più avari (non parsimoniosi).  Anche i più recalcitranti verso la logica del risparmio, quelli che non scialacquano del tutto, ma sanno essere prodighi quando serve, sono diventati compratori malinconici. Ormai per ogni prodotto che acquisti ci sono, purtroppo e anche giustamente, da considerare: operazioni aritmetiche, rapporti qualità-prezzo e domande tipo “mi serve davvero o posso aspettare gli sconti?”…  Ma in questo caso, per una volta almeno, a Natale per giunta, mi sono voluta concedere una deroga al consueto stile di vita da brava economa, non per mio vantaggio poi, ma per quello dei miei cari!

Mi sono infervorata anche per un altro motivo, per nulla secondario: la tecnologia a tutti i costi.

tecnologia(1)

Forse qualcuno potrà pensare che io viva fuori dal mondo reale: mi faccio domande, sogno ad occhi aperti, sopravvivo ancora con un normalissimo pc portatile, so fare alcuni calcoli a mente, faccio foto con una normalissima Sony, ascolto la musica con un mp3 da 1giga, parlo e mando messaggi da un cellulare a conchiglia che per miracolo è a colori, controllo ancora il percorso su google maps o su atac.it prima di partire da casa e mi diverte andare a naso quando devo orientarmi per strade nuove o chiedere alla gente, incrociata per caso, “dov’è che mi sono persa?”.

Non accetto le etichette, ma se ce ne fosse una forse sarebbe simile a “hipster”? Può essere…

Sarei voluta nascere negli anni ’60 e vivere pienamente i ’70-’80, invece negli anni ’80 ci sono nata e sono cresciuta nella terra di nessuno degli anni ’90, esattamente nel mezzo tra nostalgia e futurismo.  Effettivamente mi emoziono per un registratore VHS e sarei capace di farmi uscire le lacrime alla vista di una vecchia cassetta col nastro distrutto per tutte le volte in cui ci ho registrato sopra, amo il vintage e adoro passeggiare per il rione Monti.

Proprio perché sto a metà, da un lato posso (nel senso di “avere il potere”) usare alcuni programmi informatici senza troppe difficoltà, dall’altro però non vado in crisi se sono una dei rarissimi esemplari di femmina giovane a non possedere un cellulare touch multifunzionale. Sono certa che lo avrò prima o poi, ma se non è strettamente necessario per motivi di lavoro (come invece capita ad alcuni) non vedo perché dovrei investire più di 100 euro per un oggetto per me di secondaria importanza.

Lo stesso vale per IBS. L’ho usato in passato e continuo a farlo quando e se ho bisogno di richiedere un prodotto (sia esso un libro, un dvd o un cd) in tempi brevi e a distanze che in quel momento non posso percorrere personalmente. Utilissimo, economico e veloce in questi casi. Ma ricorrere sempre e solo all’acquisto online, mi toglierebbe il piacere di scegliere non “aprendo il link in un’altra scheda”, ma sfogliando pagine vere… Se ci pensate, sempre di pagine si tratta, ma totalmente diverse tra loro, come diverse sono le sensazioni che sprigionano!

Mi terrorizza la predisposizione di certuni ad accogliere senza la minima reazione tutte le nuove scoperte tecnologiche, rincorrendo le uscite degli ultimi modelli, anche a costo di privarsi dei bisogni primari per l’uomo, per poi non parlare di quelli secondari perché, certo, “c’è la crisi e al teatro e al cinema chi ci va più?”.  Leggere sempre e solo su ipad e tablet,non solo rischia di far scomparire prima o poi il libro cartaceo, ma ci fa lentamente dimenticare l’odore che ti investe all’ingresso di una libreria. Vogliamo poi parlare del piacere scopico procurato da pile di libri accatastati in una microbottega dell’usato un po’ barocca? In cui il libraio deve come minimo essere affetto da sindrome dell’horror vacui o, più semplicemente, avere adottato un eccellente criterio di collocazione che solo lui conosce. Quello è un piacere che va provato almeno una volta nella vita, non basta che te lo descrivano! Ecco, mi chiedo, i figli di quest’epoca “touchizzata” (passatemi il neologismo) o i miei figli, se ne avrò un giorno, proveranno mai questo piacere?

Lo stesso valga per opere al teatro, mostre ai musei, film al cinema o musica ai concerti.

Scagli la prima pietra chi non ha mai scaricato canzoni da youtube o film usciti da poco al cinema, lo si è fatto un po’ tutti… Non che per questo sia lecito, ma credo che l’importante sia continuare comunque ad investire sull’arte in tutti i modi (ad esempio in casa mia gli scaffali traboccano di libri, cd di musica e dvd) e non fermarsi alla visione solo sul pc o alla pay tv on demand, né all’ascolto con cuffie in solitudine!!!   Spendiamoli i pochi soldi che restano e non per attrezzi cadùchi. Se proprio dobbiamo scegliere, scegliamo i concerti e i balletti dal vivo, il teatro, le mostre ai musei e il cinema!

Potrebbe bastare anche il multisala di un centro commerciale, capisco che non è per tutti il romanticismo di un film d’autore in seconda serata in un vecchio cinema, dalle poltrone un po’ scomode, che conta sì e no una decina di spettatori. Vita dura per il cinema o il teatro di nicchia! Non dà da mangiare, è vero, ma la recitazione, soprattutto quella teatrale, è viva, e altrettanto viva perciò deve essere la fruizione da parte del pubblico. Non si può essere spettatori passivi e subire i capricci di un monitor, neppure se è al plasma ultima generazione.

Sono fuori dal mondo? Forse. Ma se questo mondo mi obbliga a seguire la tecnologia a tutti i costi, allora mi devo chiedere quanto sono disposta a spendere, non in termini di denaro, ma soprattutto di emozioni.

Se troppa tecnologia uccide i desideri, i sogni, le belle sensazioni, beh…allora io non sono disposta a perdere così tanto, preferisco piuttosto ritrovarmi un po’ più indigente. Perché la maggior parte (per fortuna non tutti) delle persone preferisce, invece, privarsi dei risparmi per acquisti tecnologici o studiare tutti gli stratagemmi per rateizzare i pagamenti pur di essere al passo coi tempi? Perché non ci si fa gli stessi calcoli per abbonamenti al teatro, carnet e sconti per qualsiasi categoria? Non si prendano scuse, ormai con 10 euro si possono fare e vedere tante cose, basta organizzarsi e informarsi!

Eppure sono sicura che sotto al vostro albero pochissimi sono stati i libri, gli abbonamenti al teatro o i buoni sconto per i biglietti. Di questo passo potremo chiudere i corsi di studi umanistici, sprangare tutti i portoni delle facoltà di lettere e filosofia, a che serve imparare e insegnare a pensare, se ci stanno trasformando in automi da 0 e 1? Male che vada, ci riformatteranno, d’altronde perfino Cartesio parlava di tabula rasa…

Giorni fa, invece, un amico ha tirato fuori un bell’aggettivo: “decadente” e mi è piaciuto tanto.

Jove_decadent

Il Decadentismo, per quanto possano valere le definizioni convenzionali, aveva capito che il positivismo e il progresso ad oltranza avrebbero portato ad una implosione prima o poi. E’ quello che credo stia ricapitando adesso, nella nostra epoca, il progresso a tutti i costi presenterà il suo conto, prima o poi. Perciò, sì, non mi sento del tutto parte di questa generazione: so battere al computer, ma scrivo tanto anche a penna, uso molto internet, ma so godere ancora di tutto quello che si faceva prima senza wi-fi.

Altrimenti, perché mai avrei scelto di studiare lettere classiche, di certo non perché io reputi il latino e il greco lingue morte, anzi, non c’è niente di più prezioso delle lingue antiche per capire l’italiano. Certo, vanno sicuramente insegnate in modo da svecchiarle e renderne interessante la grammatica, devono avvalersi anche di supporti informatici (lo si sta già facendo in realtà) e hanno bisogno di essere rilanciate presso i giovani che scelgono ormai sempre meno gli istituti classici, ma vi assicuro che a scuola io le versioni le ho sempre fatte da sola e non esistevano “latinovivo” o “studenti.it” da consultare via iphone durante i compiti in classe!

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Decadentismo, dicevamo, secondo me ce ne vuole un po’ da parte nostra, almeno per contrastare quella della tecnologia a tutti i costi o troveremo vuoti anche i cuori, oltre alle tasche.